NON SO SE CONTINUARE O INTERROMPERE A SCRIVERE STORIE
IL MONDO… A QUANTO PARE… GIRA DIVERSAMENTE
Tante volte in questo triste periodo ho pensato di
interrompere questa mia mania di scrivere per far piacere a chi si diletta nel
leggere le mie storie e leggende, dopo averlo fatto per anni su quotidiani, su
testate Web e da autonomo, troppe volte ultimamente ho documentato tragedie,
disgrazie, dipartite, vuoi per incidenti atmosferici, per infortuni, per
incidenti d’auto e malori, troppe volte o dovuto trovare le parole giuste per
cercare di alleviare il dolore di chi subiva dette disgrazie che pare si siano
accanite contro questa comunità.
Ed è per questo che oggi mi ritrovo a chiedermi… vale ancora
la pena continuare a scrivere storie piacevoli quando poi il mondo gira
diversamente…?
Scusate lo sfogo…
C’è stato un tempo per me in cui scrivere era come accendere
una luce, le parole arrivavano leggere, quasi da sole, e si posavano sulla
carta come rondini al tramonto, raccontavano di feste di paese, di amori nati
sotto balconi antichi, di anziani seduti al sole a ricordare quando il tempo
sembrava più lento e più buono, e io, che di quelle storie ero diventato
custode, le credevo utili, necessarie, perfino.
Poi qualcosa è cambiato…
All’inizio è stata una notizia, una di quelle che si
scrivono trattenendo il respiro, poi un’altra, e un’altra ancora… a quel punto
il tono cambiò, le parole si fecero pesanti, non erano più racconti, erano
ferite da descrivere con delicatezza, come se bastasse scegliere il termine
giusto per non farle sanguinare troppo.
Cominciai a scrivere di pioggia che non portava più vita ma distruzione,
di strade diventate silenziose all’improvviso, di sirene che spezzavano la
notte, scrivevo di addii… troppi addii… e ogni volta cercavo di fare qualcosa
che nessuno mi aveva mai insegnato, trovare parole che non fossero solo
cronaca, ma carezze, parole che potessero posarsi sul dolore degli altri senza
far rumore, senza pesare, ma il dolore, quello vero, non si lascia alleggerire
così facilmente.
La comunità che racconta, quella stessa che un tempo rideva
tra le righe delle mie storie, sembrava piegarsi, giorno dopo giorno, sotto un
peso invisibile, gli sguardi si abbassavano più spesso, i saluti si facevano
più brevi, anche le piazze parevano più vuote, come se la gioia avesse preso
un’altra strada.
E stasera, seduto davanti a una pagina bianca, mi fermo, per
la prima volta dopo anni, non so cosa scrivere, avevo una storia pronta, una di
quelle belle, con un finale che scalda il cuore, ma mi sembra fuori luogo,
quasi irrispettosa, come raccontare una favola mentre tutto intorno brucia
piano, senza fiamme ma con la stessa devastazione… “Vale ancora la pena?” mi
chiedo… la domanda rimane sospesa nella stanza.
Ed è in questo momento che penso a tutte le volte in cui
qualcuno, leggendo una mia storia, ha sorriso, a quel ragazzo che mi ha scritto
dicendo che, per un attimo, si è dimenticato dei problemi, a quell’anziana che
conserva ritagli dei miei racconti in un cassetto, come piccoli tesori… e capisco…
che forse il mondo sta davvero girando diversamente, forse le tragedie non si
fermeranno solo perché io smetto di raccontarle, ma proprio per questo, proprio
per questo, le storie piacevoli diventano ancora più necessarie, non per negare
il dolore… ma per ricordare che non è tutto… e allora, ho ripreso la penna, e
ho cominciato a scrivere una storia nuova, non ignorando ciò che è successo,
non cancellando le ombre, ma tra quelle ombre ho acceso una piccola luce,
fragile ma ostinata, perché in una comunità tartassata, ferita, stanca… anche
una sola storia capace di far respirare un po’ di speranza non è inutile… anzi,
è sollievo… è conforto.
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