Matera Capitale

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

wikimatera.it

wikimatera.it
Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

sabato 2 maggio 2026

 

NON SO SE CONTINUARE O INTERROMPERE A SCRIVERE STORIE

IL MONDO… A QUANTO PARE… GIRA DIVERSAMENTE

Tante volte in questo triste periodo ho pensato di interrompere questa mia mania di scrivere per far piacere a chi si diletta nel leggere le mie storie e leggende, dopo averlo fatto per anni su quotidiani, su testate Web e da autonomo, troppe volte ultimamente ho documentato tragedie, disgrazie, dipartite, vuoi per incidenti atmosferici, per infortuni, per incidenti d’auto e malori, troppe volte o dovuto trovare le parole giuste per cercare di alleviare il dolore di chi subiva dette disgrazie che pare si siano accanite contro questa comunità.

Ed è per questo che oggi mi ritrovo a chiedermi… vale ancora la pena continuare a scrivere storie piacevoli quando poi il mondo gira diversamente…?

Scusate lo sfogo…

C’è stato un tempo per me in cui scrivere era come accendere una luce, le parole arrivavano leggere, quasi da sole, e si posavano sulla carta come rondini al tramonto, raccontavano di feste di paese, di amori nati sotto balconi antichi, di anziani seduti al sole a ricordare quando il tempo sembrava più lento e più buono, e io, che di quelle storie ero diventato custode, le credevo utili, necessarie, perfino.

Poi qualcosa è cambiato…

All’inizio è stata una notizia, una di quelle che si scrivono trattenendo il respiro, poi un’altra, e un’altra ancora… a quel punto il tono cambiò, le parole si fecero pesanti, non erano più racconti, erano ferite da descrivere con delicatezza, come se bastasse scegliere il termine giusto per non farle sanguinare troppo.

Cominciai a scrivere di pioggia che non portava più vita ma distruzione, di strade diventate silenziose all’improvviso, di sirene che spezzavano la notte, scrivevo di addii… troppi addii… e ogni volta cercavo di fare qualcosa che nessuno mi aveva mai insegnato, trovare parole che non fossero solo cronaca, ma carezze, parole che potessero posarsi sul dolore degli altri senza far rumore, senza pesare, ma il dolore, quello vero, non si lascia alleggerire così facilmente.

La comunità che racconta, quella stessa che un tempo rideva tra le righe delle mie storie, sembrava piegarsi, giorno dopo giorno, sotto un peso invisibile, gli sguardi si abbassavano più spesso, i saluti si facevano più brevi, anche le piazze parevano più vuote, come se la gioia avesse preso un’altra strada.

E stasera, seduto davanti a una pagina bianca, mi fermo, per la prima volta dopo anni, non so cosa scrivere, avevo una storia pronta, una di quelle belle, con un finale che scalda il cuore, ma mi sembra fuori luogo, quasi irrispettosa, come raccontare una favola mentre tutto intorno brucia piano, senza fiamme ma con la stessa devastazione… “Vale ancora la pena?” mi chiedo… la domanda rimane sospesa nella stanza.

Ed è in questo momento che penso a tutte le volte in cui qualcuno, leggendo una mia storia, ha sorriso, a quel ragazzo che mi ha scritto dicendo che, per un attimo, si è dimenticato dei problemi, a quell’anziana che conserva ritagli dei miei racconti in un cassetto, come piccoli tesori… e capisco… che forse il mondo sta davvero girando diversamente, forse le tragedie non si fermeranno solo perché io smetto di raccontarle, ma proprio per questo, proprio per questo, le storie piacevoli diventano ancora più necessarie, non per negare il dolore… ma per ricordare che non è tutto… e allora, ho ripreso la penna, e ho cominciato a scrivere una storia nuova, non ignorando ciò che è successo, non cancellando le ombre, ma tra quelle ombre ho acceso una piccola luce, fragile ma ostinata, perché in una comunità tartassata, ferita, stanca… anche una sola storia capace di far respirare un po’ di speranza non è inutile… anzi, è sollievo… è conforto.

Nessun commento:

Posta un commento