Matera Capitale

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

wikimatera.it

wikimatera.it
Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

venerdì 27 marzo 2026

 

UNA VITA SENZA PRETESE… MA FELICE

Sono nato figlio, e già questo mi sembrava un mestiere impegnativo, figlio di una donna con il grembiule sempre infarinato e di un uomo che parlava poco ma aggiustava tutto, persino le giornate storte. Da bambino correvo per le scalinate infinite dei “Sassi” con le ginocchia sbucciate e i calzoncini strappati, convinto che il mondo fosse grande quanto il cortile sotto casa.

Poi crescendo, diventai fratello, un ruolo che imparai a interpretare come si fa con i vestiti passati di mano: all’inizio un po’ larghi, poi perfetti. Ho difeso, litigato e fatto pace. Scoprii che l’amore non è solo poesia, ma anche dividere l’ultima fetta di torta senza farlo pesare troppo.

Col tempo diventai zio. E lì, trovai una specie di magia. I nipoti arrivavano come piccoli cicloni con le tasche piene di domande e le mani appiccicose di gelato o di nutella, li portavo in villa, gli raccontavo storie improbabili di draghi in pensione e principesse che russavano. Ero uno zio serio solo quando serviva, cioè quasi mai. Avevo capito che con i bambini non bisogna insegnare tutto: basta restare abbastanza vicini da farsi prendere per mano.

Poi arriva l’amore. Non quello dei film in bianco e nero, anche se un po’ mi sarebbe piaciuto vivere in una scena di “La dolce vita”, con il vento tra i capelli e una musica lontana. Il mio amore era più concreto: caffè bevuti in silenzio la mattina, mani che si cercavano sotto il tavolo, discussioni su dove mettere il divano. Diventai marito con la stessa dedizione con cui ero stato figlio e fratello: senza proclami, ma con costanza. E diventai anche cognato, ruolo sottovalutato ma delicato, fatto di sorrisi diplomatici e complicità improvvise.

Non ho potuto diventare padre. La vita, a volte, scrive capitoli che non avevi previsto. Ci furono giorni in cui il silenzio della casa sembrava più grande del necessario. Ma non ne feci  mai della mancanza un rancore. Trasformai quel vuoto in spazio, uno spazio per esserci ancora di più, per essere zio due volte, tre volte, mille volte. Per diventare il rifugio dei segreti adolescenziali, il complice delle marachelle, il distributore ufficiale di consigli non richiesti.

I nipoti crebbero, arrivarono anche i pronipoti, minuscoli e profumati di talco, con gli occhi spalancati sul futuro, io li guardavo e, dentro, sentivo una specie di eco dolce. Non sarei potuto diventato nonno, no, ma avevo già imparato che i titoli contano meno delle presenze.

Una sera, seduto accanto a mia moglie, con la televisione accesa ma l’audio basso, pensai che se qualcuno mi avesse offerto di ricominciare tutto da capo, con la possibilità di cambiare qualcosa, gli avrei risposto di no. Niente correzioni, niente riscritture.

Perché ero stato figlio amato, fratello imperfetto ma leale, felicemente Zio, marito innamorato, cognato affidabile, ma soprattutto, pienamente soddisfatto della vita vissuta.

La mia non è stata una vita da copertina, non ci sono stati titoli altisonanti né imprese memorabili, ma tante risate a tavola, abbracci improvvisi, mani intrecciate nel buio, e a ben guardare, questa è stata già una storia romantica, un po’ semiseria, certo, perché senza un po’ di ironia non si va lontano, ma profondamente e ostinatamente piacevole.

Nessun commento:

Posta un commento