PASSEGGIANDO E
SOGNANDO NEI VIALI DELLA CITTADELLA
A volte mi
succede di camminare lungo le storiche stradine della Cittadella, a Ferrandina,
e immaginare storie medioevali che probabilmente hanno interessato proprio
questi viali, e mi piace camminare e immedesimarmi nel magico scenario storico
dell’antico rione primo agglomerato urbano cittadino…
… Nel mezzo
del cammin di Ferrandina, quando le pietre parlavano ancora la lingua degli avi
e il vento portava odore di legna e ferro battuto, la Cittadella si destava
sotto un cielo color pergamena.
Era il cuore
del XV secolo, e tra le sue mura, prime nate, prime difese, prime vissute, la
vita scorreva come un fiume silenzioso tra archi, muretti in pietra e vicoli
stretti.
Quella sera,
però, non era una sera qualunque.
Le torce
tremavano lungo le mura e un mormorio attraversava le case addossate l’una
all’altra come confratelli in preghiera. Il popolo sapeva, il Re e la Regina
camminavano tra loro.
Federico
d’Aragona, il Re, avanzava con passo lento, non come conquistatore ma come
custode. Al suo fianco, Isabella del Balzo, sua consorte, avvolta in un manto
scuro, osservava ogni pietra come se volesse impararne la memoria.
Non vi erano
trombe, non vi erano proclami… solo passi.
Attraversarono
la Porta antica, dove le sentinelle abbassarono il capo. Le case della Cittadella
sembravano stringersi attorno a loro, come a proteggere un segreto.
«Vedi, mia
Regina,» disse Federico, sfiorando il muro ruvido di una dimora, «qui nasce il
futuro. Non nei palazzi gentilizi, ma nelle strade dove il pane viene spezzato
tra le mani callose di vecchi contadini segnati dal duro lavoro.»
Isabella
sorrise appena.
Dalle
finestre, occhi curiosi. Dai vicoli, bambini scalzi. Un fabbro si fermò con il
martello sospeso, una donna lasciò cadere il filo dal telaio, quel filo
prezioso che nei secoli successivi divenne il simbolo cittadino chiamato
“Felandina” che divenne noto in tutto il mondo come il miglior filato.
La
passeggiata divenne pellegrinaggio.
Salirono
verso la chiesetta primitiva di Santa Chiara, dove il silenzio era più antico
delle mura stesse. Le pietre portavano ancora i segni dei primi coloni, di mani
che avevano costruito rifugio e speranza.
«Questa è la
vera corona,» sussurrò Isabella, guardando le case addossate come fratelli in
armi.
Il vento
passò tra le mura della torre bassa del Convento delle Clarisse, e le strade
tortuose, portando con sé l’eco di tempi remoti.
E mentre il
Re e la Regina scendevano lungo Calata San Domenico, tra il loro Convento e
Chiesa, notarono la maestosità della Cupola maiolicata elevandola a loro fregio
regale. Ferrandina non era più solo un agglomerato di pietre, bensì un
agglomerato storico di Chiese, Conventi e Palazzi Gentilizi.
Era
promessa, era presidio e diventò destino.
E mentre si
dirigevano verso la loro dimora presso il Castello/Fortezza di Uggiano poco
fuori il centro abitato, quella stessa notte, nella Cittadella, si disse che i
sovrani non avevano camminato sopra la terra…
…ma dentro
la sua memoria.
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