LA MIA VITA
TRAMANDATA NELL’ANTICA ROMA
Nell’antica
Roma, quando ancora le strade non portavano il mio nome ma solo la polvere dei
passi degli uomini che volevano dominare sugli altri, nacqui con un’anima che
non sapeva piegarsi.
Dicevano che
l’ira funesta del Pelide Achille fosse la più terribile tra quelle narrate dai
poeti… ma io, fin da ragazzo, non avevo mai temuto l’ira degli uomini.
I prepotenti
li riconoscevo subito.
Erano nei
vicoli del Suburra, tra i figli dei patrizi che scendevano tra il popolo solo
per umiliare. Erano nei mercati, tra mercanti che schiacciavano i deboli con il
peso delle monete. Erano nei campi d’addestramento, tra giovani che
confondevano la forza con il diritto di comandare.
Arroganti,
presuntuosi, egoisti.
E ogni volta
che li affrontavo… qualcosa si accendeva dentro di me.
Non era
rabbia cieca… Era giustizia.
Ricordo
ancora la prima volta.
Avevo appena
dodici anni quando un figlio di senatore colpì un vecchio schiavo solo per
avergli intralciato il passo. Nessuno parlò. Nessuno si mosse… Io sì.
Mi misi
davanti a lui, non avevo né il suo nome, né la sua ricchezza, né la sua
protezione.
Avevo solo
il coraggio.
Quando mi
guardò con disprezzo, capii che in quel momento non ero più un ragazzo.
E quando lo
affrontai, sentii scorrere nelle vene la stessa calma feroce di un generale sul
campo.
Più tardi,
negli anni, molti mi dissero che in quei momenti assomigliavo a Massimo Decimo
Meridio (Il Gladiatore), non perché cercassi la gloria, ma perché combattevo
senza odio.
Combattevo
perché qualcuno doveva farlo.
Nell’arena
della vita romana non sempre c’erano spade. A volte bastava uno sguardo, una
parola, un passo avanti quando tutti gli altri indietreggiavano.
Crescendo,
affrontai ufficiali corrotti, padroni crudeli, soldati che abusavano del loro
potere, ed ogni volta mi dicevano… “Impara a stare al tuo posto”, ma il mio
posto non era dietro, il mio posto era davanti.
Non per
comandare, ma per resistere.
E così, tra
marmi, sabbia e sangue, divenni ciò che Roma teme più di ogni barbaro alle
porte, un uomo che non si piega, non agli dei, non alla paura, né tanto meno
agli uomini.
Poi
purtroppo improvvisamente la sveglia mi riporta alla realtà, una realtà che
purtroppo assomiglia molto al sogno, quella che ti porterebbe a vestirti con armatura,
elmetto e scudo, pronto per affrontare le vicende di vita reale, tra arroganti,
presuntuosi, prepotenti e maleducati.
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