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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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venerdì 27 marzo 2026

 

LA MIA VITA TRAMANDATA NELL’ANTICA ROMA

Nell’antica Roma, quando ancora le strade non portavano il mio nome ma solo la polvere dei passi degli uomini che volevano dominare sugli altri, nacqui con un’anima che non sapeva piegarsi.

Dicevano che l’ira funesta del Pelide Achille fosse la più terribile tra quelle narrate dai poeti… ma io, fin da ragazzo, non avevo mai temuto l’ira degli uomini.

I prepotenti li riconoscevo subito.

Erano nei vicoli del Suburra, tra i figli dei patrizi che scendevano tra il popolo solo per umiliare. Erano nei mercati, tra mercanti che schiacciavano i deboli con il peso delle monete. Erano nei campi d’addestramento, tra giovani che confondevano la forza con il diritto di comandare.

Arroganti, presuntuosi, egoisti.

E ogni volta che li affrontavo… qualcosa si accendeva dentro di me.

Non era rabbia cieca… Era giustizia.

Ricordo ancora la prima volta.

Avevo appena dodici anni quando un figlio di senatore colpì un vecchio schiavo solo per avergli intralciato il passo. Nessuno parlò. Nessuno si mosse… Io sì.

Mi misi davanti a lui, non avevo né il suo nome, né la sua ricchezza, né la sua protezione.

Avevo solo il coraggio.

Quando mi guardò con disprezzo, capii che in quel momento non ero più un ragazzo.

E quando lo affrontai, sentii scorrere nelle vene la stessa calma feroce di un generale sul campo.

Più tardi, negli anni, molti mi dissero che in quei momenti assomigliavo a Massimo Decimo Meridio (Il Gladiatore), non perché cercassi la gloria, ma perché combattevo senza odio.

Combattevo perché qualcuno doveva farlo.

Nell’arena della vita romana non sempre c’erano spade. A volte bastava uno sguardo, una parola, un passo avanti quando tutti gli altri indietreggiavano.

Crescendo, affrontai ufficiali corrotti, padroni crudeli, soldati che abusavano del loro potere, ed ogni volta mi dicevano… “Impara a stare al tuo posto”, ma il mio posto non era dietro, il mio posto era davanti.

Non per comandare, ma per resistere.

E così, tra marmi, sabbia e sangue, divenni ciò che Roma teme più di ogni barbaro alle porte, un uomo che non si piega, non agli dei, non alla paura, né tanto meno agli uomini.

Poi purtroppo improvvisamente la sveglia mi riporta alla realtà, una realtà che purtroppo assomiglia molto al sogno, quella che ti porterebbe a vestirti con armatura, elmetto e scudo, pronto per affrontare le vicende di vita reale, tra arroganti, presuntuosi, prepotenti e maleducati.

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