COME SAREMMO VISSUTI
NELL’OTTOCENTO?
Se fossimo
davvero finiti nell’Ottocento, non sarebbe stata la solita storia romantica
fatta di carrozze eleganti e salotti pieni di geni. Sarebbe stata… una
catastrofe storica di proporzioni leggendarie.
Tutto iniziò
in modo molto semplice, una sera qualunque, tra un bicchiere di vino e una
lamentela sul traffico, qualcuno disse…
Ma vuoi
mettere vivere nell’Ottocento? Conoscere poeti, musicisti, nobili… altro che
notifiche!
A un tratto…
silenzio… all’improvviso un lampo, poi… il nulla.
Quando
riaprimmo gli occhi, eravamo su una strada sterrata. Vestiti di velluto,
stretti come acciughe, troppo stretti, con colletti così alti che respirare era
diventato un’opinione personale.
Allora… o
siamo a una rievocazione storica… oppure abbiamo un problema, passa una
carrozza… vera, con cavalli… veri, un tizio dentro che ci guarda come se
fossimo noi quelli strani.
Dopo pochi
minuti, la realtà fu chiara… eravamo nell’Ottocento, e non era normale tutto
ciò, ma soprattutto… noi non eravamo pronti per lui.
Nel giro di
due giorni, avevamo tentato di spiegare il Wi-Fi a un duca, avevamo chiesto a
una nobildonna dove fosse il bagno (errore gravissimo… il concetto era…
flessibile).
Avevamo
cercato di proporre un “aperitivo” alle cinque del pomeriggio, causando uno
scandalo sociale, ma il momento peggiore arrivò quando fummo invitati a un
salotto culturale.
Finalmente!
Pensammo, incontreremo Poeti, Musicisti, e Intellettuali!
Entrammo con
entusiasmo… e uscimmo dopo tre ore di… versi lunghissimi sulla nebbia,
discussioni accese sul senso della malinconia, un pianista che suonò per 47
minuti senza mai sorridere.
A un certo
punto, convinto di rompere il ghiaccio, dissi… a bello… però qualcosa di più
allegro non c’è?
Un silenzio
glaciale congelò tutta la sala… una signora svenne, un conte mi schiaffeggiò
con il guanto sfidandomi a duello, il pianista smise di suonare e rispose…
l’allegria è pericolosa, e di altri tempi.
Ma il vero
disastro fu il ballo, invitati a una serata nobiliare, pensammo… “Facile, un
semplice ballo”, ma dopo aver studiato per dieci minuti i movimenti degli
altri, decidemmo di improvvisare, il risultato?
Un giro di
valzer trasformato in una specie di tarantella, un inchino fatto nel momento
sbagliato, e, cercando di essere eleganti, un saluto con un cenno tipo “ciao
raga”.
Il giorno
dopo eravamo ufficialmente… “Sospetti infiltrati, poveracci di bassa plebe ”.
La svolta
arrivò quando un giovane poeta ci chiese… Secondo Voi… Qual è il futuro
dell’arte?
Rispondemmo,
senza pensarci… Tik Tok.
Da quel
momento, fummo considerati visionari e pericolosi, ma fortunatamente, alla
fine, tornammo misteriosamente al presente, e la prima cosa che facemmo?
Ritornare a respirare senza colletto.
La seconda?
Accendere il telefono, la terza? Dire, all’unisono… Bello l’Ottocento… ma solo
nei sogni.
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