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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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venerdì 27 marzo 2026

 

COME SAREMMO VISSUTI NELL’OTTOCENTO?

Se fossimo davvero finiti nell’Ottocento, non sarebbe stata la solita storia romantica fatta di carrozze eleganti e salotti pieni di geni. Sarebbe stata… una catastrofe storica di proporzioni leggendarie.

Tutto iniziò in modo molto semplice, una sera qualunque, tra un bicchiere di vino e una lamentela sul traffico, qualcuno disse…

Ma vuoi mettere vivere nell’Ottocento? Conoscere poeti, musicisti, nobili… altro che notifiche!

A un tratto… silenzio… all’improvviso un lampo, poi… il nulla.

Quando riaprimmo gli occhi, eravamo su una strada sterrata. Vestiti di velluto, stretti come acciughe, troppo stretti, con colletti così alti che respirare era diventato un’opinione personale.

Allora… o siamo a una rievocazione storica… oppure abbiamo un problema, passa una carrozza… vera, con cavalli… veri, un tizio dentro che ci guarda come se fossimo noi quelli strani.

Dopo pochi minuti, la realtà fu chiara… eravamo nell’Ottocento, e non era normale tutto ciò, ma soprattutto… noi non eravamo pronti per lui.

Nel giro di due giorni, avevamo tentato di spiegare il Wi-Fi a un duca, avevamo chiesto a una nobildonna dove fosse il bagno (errore gravissimo… il concetto era… flessibile).

Avevamo cercato di proporre un “aperitivo” alle cinque del pomeriggio, causando uno scandalo sociale, ma il momento peggiore arrivò quando fummo invitati a un salotto culturale.

Finalmente! Pensammo, incontreremo Poeti, Musicisti, e Intellettuali!

Entrammo con entusiasmo… e uscimmo dopo tre ore di… versi lunghissimi sulla nebbia, discussioni accese sul senso della malinconia, un pianista che suonò per 47 minuti senza mai sorridere.

A un certo punto, convinto di rompere il ghiaccio, dissi… a bello… però qualcosa di più allegro non c’è?

Un silenzio glaciale congelò tutta la sala… una signora svenne, un conte mi schiaffeggiò con il guanto sfidandomi a duello, il pianista smise di suonare e rispose… l’allegria è pericolosa, e di altri tempi.

Ma il vero disastro fu il ballo, invitati a una serata nobiliare, pensammo… “Facile, un semplice ballo”, ma dopo aver studiato per dieci minuti i movimenti degli altri, decidemmo di improvvisare, il risultato?

Un giro di valzer trasformato in una specie di tarantella, un inchino fatto nel momento sbagliato, e, cercando di essere eleganti, un saluto con un cenno tipo “ciao raga”.

Il giorno dopo eravamo ufficialmente… “Sospetti infiltrati, poveracci di bassa plebe ”.

La svolta arrivò quando un giovane poeta ci chiese… Secondo Voi… Qual è il futuro dell’arte?

Rispondemmo, senza pensarci… Tik Tok.

Da quel momento, fummo considerati visionari e pericolosi, ma fortunatamente, alla fine, tornammo misteriosamente al presente, e la prima cosa che facemmo? Ritornare a respirare senza colletto.

La seconda? Accendere il telefono, la terza? Dire, all’unisono… Bello l’Ottocento… ma solo nei sogni.

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