Matera Capitale

Il quotidiano

lunedì 27 agosto 2018

Ormai non si contano più... ancora una pubblicazione


Ancora Ferrandina protagonista...


CONVENTO DEI CAPPUCCINI
FERRANDINA
Di Enzo Scasciamacchia

Gli annali monastici dei Cappuccini riferiscono che nel 1560 fu gettata la prima pietra per l’edificazione della seconda Casa religiosa che comportò anche la demolizione di un’antica cappella dedicata all’apostolo San Pietro. L’insalubrità del sito prescelto, dovuta a malaria e umidità del suolo, costrinse la comunità ad edificare altrove il nuovo Convento e cinquant’anni dopo, l’anno del Signore 1615, si diede inizio alla nuova fabbrica ubicata, questa volta, sulla sommità di un colle che dominava il paese. Una lapide inserita sul paramento murario del fronte occidentale conferma la data “ Fundatio Loci Novi 1615 D. Petri”. All’interno della chiesa una ulteriore iscrizione reca la data 1652, anno in cui il Convento veniva ultimato dall’Arcivescovo Mons. T. Purpura. Risparmiato dalle leggi di soppressione del 1809, i Padri abitarono il Convento sino al 1866 epoca in cui si proclamò la soppressione del Convento che passò dal Demanio dello Stato, il Demanio a sua volta, lo alienò agli stessi frati che acquistarono tutta la parte ad oriente ed a mezzogiorno. L’ala occidentale con l’annessa chiesa fu acquistata invece, dall’Arciprete Lisanti con il tacito accordo di rivenderlo successivamente ai frati Francescani. Gli eventi che si susseguirono non consentirono mai questo trasferimento tant’è che il Convento subì profanazioni e trasformazioni di ogni genere che lo videro abitato anche a stazione di monta ed a pubblico macello. Grazie all’intervento di un benefattore, tale Sig.ra Stella Spirito, la parte occidentale del Convento venne riscattata e successivamente destinata a orfanotrofio femminile S.Antonio, retto ancora oggi dalle Rev. Suore del Sacro Costato.
Modificato in più parti dalle trasformazioni succedutesi nel tempo, l’antico complesso monastico si presenta oggi come una costruzione a pianta quadrangolare articolata su due livelli intorno ad un chiostro centrale. Sul lato sinistro osservando il fronte principale si sviluppano i locali dell’asilo, Orfanotrofio e l’annessa Chiesa. Il lato destro invece è occupato da locali di proprietà privata. Dell’impianto originario solo i due fronti laterali est ed ovest conservano evidenti le caratteristiche strutturali ed architettoniche, sul fronte prientale la massiccia struttura a scarpa del muro perimetrale, interrotto al piano terra da profonde aperture per porte e finestre e terminante superiormente con la tradizionale romanella di coppi aggettanti. Un ingresso a doppio arco conduce in un corridoio con voltine a crociera che costituiva, con ogni probabilità, uno dei bracci del corridoio perimetrale del chiostro, sulla destra di tale corridoio la scala che conduce al piano superiore. Notevoli e disastrose le trasformazioni subite dal chiostro a seguito di alcune superfetazioni funzionali alle esigenze abitative dei vari proprietari. Si conserva tutt’ora la vera quadrata del pozzo centrale e sono comunque leggibili le arcate, ora tompagnate, di quello che una volta doveva essere il portico perimetrale. Sul fronte occidentale ancora visibili al piano superiore le arcate su pilastrini di un portico tompagnato e sulla parte sommitale la caratteristica romanella. In fondo la costruzione realizzata in tempi più recenti per l’ampliamento dell’asilo – orfanotrofio. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo il fronte principale subisce una sostanziale modificazione del suo assetto originario, si realizza infatti una diversa ripartizione delle aperture finestrate cui si aggiunge, sul lato sinistro, la realizzazione di un balcone aggettante al primo piano. L’edicola con la statua del Santo Patrono e la finestra rettangolare che la sormontava, lasciano spazio ad una finestra circolare che da luce all’interno della Chiesa. Anche il campanile a vela veniva sostituito con un campaniletto a doppia arcata. L’interno della Chiesa conserva tutt’ora intatta l’impostazione architettonica e stilistica settecentesca. La navata centrale cui si affianca una piccola navata laterale sinistra con cinque cappelle voltate a crociera o a botte lunettata impreziosita, così come il resto delle pareti, da stucchi e cornici aggettanti. Di particolare effetto il coro soprastante l’ingresso costituito da una struttura portante in legno cui si aggancia la originale volta ribassata realizzata in incannucciato. In corrispondenza della parete di fondo del presbiterio l’antica sagrestia coperta da una magnifica volta a padiglione anch’essa adorna di stucchi ed al centro la scena del sacrificio di Adamo. Per la sua significativa testimonianza storica e per le sue caratteristiche artistiche ed architettoniche che, se pur modificate da interventi successivi, documentano un antico sistema costruttivo ed organizzativo tipico dei complessi conventuali seicenteschi, si ritiene che l’immobile denominato “Convento dei Cappuccini” di Ferrandina, sia sottoposto a tutela.

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