Matera Capitale

Il Quotidiano

giovedì 27 agosto 2020

I misteri di Villa Cuscianna a Matera...



Quel misterioso edificio 
ricoperto di simboli esoterici



Villa Cuscianna (Matera)


Un misterioso ed eccentrico edificio abbandonato completamente ricoperto di simboli alchemici ed esoterici. Un luogo che per anni è stato al centro di storie e leggende create per spaventare i bambini, convinti che al suo interno ci fossero i fantasmi. Uno stabile che immaginerei nascosto e isolato in buie strade di campagna e che invece si trova a pochi metri dalla affollata piazza principale di Matera.
Per scovarla partiamo proprio da piazza Vittorio Veneto, cuore pulsante della città dei Sassi e saliamo su via Ascanio Persio. Appena svoltato l’angolo riusciamo già a scorgere il muretto rosso e ocra che circonda la villa e le fronde di un fico tra le sbarre dell’inferriata. Avvicinandoci e alzando lo sguardo restiamo colpiti dalle altissime e snelle palme presenti nel suo giardino, che sovrastano in altezza anche i palazzi adiacenti. Ed eccoci di fronte all’edificio. Si nota subito il suo stato di lungo abbandono, con il muro imbrattato da scritte e la folta e disordinata vegetazione di cycas, piante di fico e sterpaglie incolte che a stento lasciano intravedere il piazzale di accesso alle scale. La villa dall’architettura eclettica con richiami allo stile moresco, presenta una struttura simmetrica ad eccezione delle due torri laterali di diversa forma. L’ingresso è dato da una scala monumentale inizialmente a doppia rampa e poi a rampa unica che porta a un piccolo pianerottolo. Domina la facciata centrale superiore un elemento ad arco ogivale con una vetrata orientaleggiante che svetta in altezza tra due tettoie sporgenti e che si chiude al centro con la decorazione di una spada rivolta verso il cielo. Archi simili ma più piccoli li ritroviamo sulle due torri laterali entrambe dotate di piccolo balconcino. Una di esse presenta a sua volta quattro piccoli torrini agli angoli, l’altra, più semplice, ornata con delle merlature. Sulle due colonne di ingresso troviamo un nome inciso: Leonardo Cuscianna. Si tratta di colui che alla fine dell’800 costruì la villa. Non si conosce molto della sua vita, sappiamo solo essere nato a Matera nel 1884 e morto a Boston nel 1947, ma pare evidente che fosse interessato al mondo della 
Massoneria, di cui probabilmente faceva parte. Perché tutto l'edificio riconduce alla dottrina dell’esoterismo e ciò lo si comprende andando a studiare i mille particolari disseminati su facciata, scale e persino sullo stesso cancello di accesso. La ringhiera infatti riporta degli aguzzi decori in ferro che rappresentano il simbolo alchemico della “monade” che in sé racchiude la luna, il sole, gli elementi naturali e il fuoco, le unità fondamentali dell’Essere. Un segno che compare in altri monumenti come la Porta Alchemica di Villa Palombara a Roma. Sulle due colonne è riportato invece il simbolo dell’arsenico, una decorazione di colore rosso formata da una linea con due tondi alle estremità. Si narra che questo elemento chimico, assieme allo zolfo, portasse a uno stato di trance mistica e rivelasse allo Spirito il cammino da intraprendere. Altro particolare che notiamo affacciandoci tra le inferriate, e che ritorna in tutta la struttura, è una stella a otto punte in un cerchio bianco, la notiamo subito sulle balaustre delle scale di accesso vegliate da un attento gatto nero. Stesso dettaglio presente anche sulla vetrata della torre sinistra, dove la stella ci appare a forma di fiore con una croce come stelo, una figura che rimanda al leggendario ordine segreto dei Rosacroce. Leggendario ordine segreto di cui si cominciò a parlare in Germania agli inizi del 17° sec. in relazione alle romanzesche avventure di un certo Christian Rosenkreuz, vissuto nel 15° sec., che sarebbe stato iniziato in Oriente a tutti i misteri e avrebbe progettato una riforma del mondo, l’opera di Rosenkreuz sarebbe stata continuata dai suoi discepoli, che si vantavano di possedere tutti i segreti della natura. Questo si narrava nell’anonimo scritto Fama fraternitatis Rosae Crucis (1614), nel 1615 uscì a Francoforte un altro scritto, la Confessio fraternitatis, in cui si annunciava il ritorno imminente della luce perduta dagli uomini a causa del peccato di Adamo, l’anno successivo a Strasburgo fu pubblicato il celebre Chymische Hochzeit Christian Rosen­kreuz («Le nozze alchemiche di Cristiano R.») di J.V. Andreae. A questi scritti ‘ufficiali’ si aggiunse una serie di manifesti anonimi apparsi sui muri di Parigi nel 1622. Si andò così diffondendo una letteratura mistica e teosofica che si rifaceva ai Rosacroce, mentre si moltiplicavano le conventicole che se ne dichiaravano prosecutrici e si dedicavano a ricerche magico-alchimistiche riprendendo temi e testi della tradizione magica ed ermetica rinascimentale. Nella prima metà del Seicento antesignano dei Rosacroce fu R. Fludd, che è forse il massimo rappresentante di questo orientamento. Nel 18° sec. il movimento dei Rosacroce ebbe largo sviluppo e a esso si ricollegarono anche L.-C. de Saint-Martin, il conte di Saint-Germain, A. Mesmer, Cagliostro, mentre la massoneria si impossessò di molti suoi motivi e simboli. «La figura geometrica – spiega Cuscianna in una intervista del 2012 – richiama il significato simbolico del numero otto, collegato alla resurrezione, che ricorre spesso negli impianti occulti 
dei Templari. Corrisponde al ritmo perfetto dell’armonia e della felicità che derivano dalla riconquista del Paradiso. Anche sul pianerottolo della prima scala è disegnato un quadrato di colore rosso che contiene un ottagono ispirato alla forma di Castel del Monte e quindi a Federico II di Svevia». L’edificio è poi pieno zeppo di iscrizioni in latino. Sulla facciata centrale si trova la scritta Donec Erunt Ignes (“Finchè durerà il fuoco”), un’espressione usata dall’autore di testi di alchimia Fulcanelli per indicare il “fuoco segreto”, l’essenza spirituale senza cui non esisterebbe la vita stessa. Ai lati ecco due quadrati di pietra che racchiudono cinque parole… Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. «Si chiama il “Quadrato del Sator” una misteriosa e antica epigrafe latina presente in forma di quadrato magico. Le lettere formano un palindromo e si possono leggere da sinistra a destra e viceversa» le stesse scritte sono state rinvenute recentemente (1936) anche tra gli scavi di Pompei. Sul lato opposto troviamo lo stesso quadrato interpretato secondo una complessa chiave di lettura kabbalistica ebraica dove ad ogni lettera corrisponde un preciso numero. Sulle due porte laterali di ingresso scorgiamo infine due altre frasi ermetiche. Sulla porta sinistra Sub Rosae con una rosa disegnata al centro, un chiaro riferimento ai Templari e ai Rosacroce. Su quella di destra invece Si sedes non is, che letta da sinistra a destra significa “se ti siedi non procedi” e da destra a sinistra “se non ti siedi procedi”. In entrambi i casi rappresenta un invito a perseverare nel proprio obiettivo e nel miglioramento di sé, un’esortazione da sempre cara alla Massoneria.













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