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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

domenica 9 giugno 2024

 

DA IERI IL CASTELLO DI UGGIANO RITORNA AI FERRANDINESI

Lo rende noto il Sindaco Carmine Lisanti durante il consiglio comunale di ieri, finalmente le origini della città Aragonese sarà testimoniata e raccontata al mondo tramite il suo più autorevole monumento storico “il Castello di Uggiano”, che ritorna di proprietà della Comunità Ferrandinese, e di conseguenza si potrà procedere con un colossale e costosissimo restauro totale, in modo tale da renderlo fruibile a turisti ed appassionati di storia antica, sappiate che l’ultimo restauro risale al 1347 da parte di un certo “Mastro Jacopo Trifogli da Stigliano”.

Queste le parole del Sindaco:

“Sono veramente orgoglioso di comunicare l’acquisizione definitiva al patrimonio comunale del Castello di Uggiano,  che finalmente potrà essere riqualificato e valorizzato quale formidabile attrattore per il turismo naturalistico e culturale, un sentito ringraziamento voglio rivolgerlo alla maggioranza, alla giunta, agli uffici comunali ed all’ Amministrazione precedente, che hanno sostenuto e seguito il delicato e complesso percorso amministrativo, consegnando ai ferrandinesi questo straordinario obiettivo”.

La Comunità è orgogliosa del risultato raggiunto, e ancor di più quando vedrà realizzato l’enorme restauro a testimonianza delle proprie antichissime origini, da troppo tempo trasformato in ruderi cadenti ed ammasso di pietre, oggi sicuramente felici per aver appreso la lieta notizia, ma preoccupati di quanto tempo ancora ci sarà bisogno prima di rivederlo rinato a nuova vita…? Per il momento grazie Sindaco!!!

Cenni storici:

Le origini del Castello non sono ben documentate, il primo insediamento, probabilmente, nacque come “pago” di Metaponto e come presidio alla grossa arteria viaria e commerciale che, seguendo il percorso del torrente Vella, si dirigeva verso l’interno. Dopo la distruzione di Metaponto (II sec. a.C.), e con l'avvento di Roma, Uggiano subì un notevole ridimensionamento cui conseguì un forte depauperamento della zona (Sottrazione e dispersione di capacità produttive, di rendimento, di efficienza, di vitalità, impoverimento del terreno, in seguito al consumo delle sostanze nutritive a opera delle coltivazioni).

I Romani, infatti, impegnarono le loro risorse a potenziare le strade che dalla Campania portavano in Calabria (Moliternun, Grumentum) ed in Puglia (Potenza, Melfi, Venosa, Brindisi).

Il periodo Bizantino

Per notare un certo risveglio bisognerà aspettare il dominio dei Bizantini, con l'avvento dei quali le popolazioni che avevano abbandonato le primitive sedi tornarono a ripopolarle, come dimostrano le monete dell’epoca, rinvenute presso Uggiano, risalenti per lo più al VII e VIII secolo dopo Cristo.

È appunto a tale epoca che bisogna far risalire la prima struttura fortificata che fu completata più tardi, intorno all'anno mille, con l'arrivo di Bugiano Catapano, inviato da Costantinopoli a difendere le terre del Meridione contro Melo ed i Normanni.

Data l'affinità dei due termini (Bugiano ed Uggiano) alcuni studiosi hanno riferito la ristrutturazione ed il completamento del Castello a questo generale.

 I Longobardi a partire dal VII secolo d.C. Uggiano (dai testi Oblano) entrò a far parte del grande Gastaldato del Latiniano, territorio il cui centro era situato tra le valli del Sinni e dell’Agri.

I Normanni

Con l’arrivo dei Normanni il Castello assume un ruolo ancora più determinante; infatti la prima notizia storica documentata relativa al Castello di Uggiano risale al 1023 - 1029, anni in cui due mussulmani, certi Rajka e Saffari, assediarono il Castello e lo espugnarono per tradimento di un certo Gotifredo.

Altro riferimento è quello del 1058, anno in cui Roberto il Guiscardo, non essendo riuscito a prendere Montepeloso (Irsina), rivolse la sua attenzione ad Uggiano, riconquistando il Castello “cum paucis” anche perché ritenuto strategicamente più forte ed importante.

In quest’epoca, probabilmente, il Castello fu ristrutturato in modo da adeguarlo alle nuove esigenze difensive.

Intorno al 1133 il territorio passò nelle mani di Ruggero II in seguito ad una grande battaglia avvenuta in località “Coste dell'Abate” da lui vinta.

Altro riferimento storico è il Catalogus Baronum, ovvero l’elenco normanno dei feudatari tenuti al servitium feudale, da cui si evince che un certo Rogerius de Ogiano possedeva il feudo di Sant’Arcangelo di cui Uggiano faceva parte.

Gli Svevi

Al dominio normanno subentra quello degli Svevi con Enrico VI figlio del Barbarossa.

Sotto il regno di Federico II Uggiano divenne fondo di casa Sveva ed infine nel 1269 fu donato a Pietro di Belmonte conte di Montescaglioso.

Gli Angioini

Sotto gli Angioini l’università di Uggiano raggiunge il massimo splendore, nei registri della tassazione focatica della Cancelleria Angioina degli anni 1276-1277 risulta che Uggiano contava una popolazione di 400 fuochi (famiglie) rappresentando così una delle più grandi università della Basilicata.

Secondo alcuni studiosi , questo non deve far pensare che intorno al castello vi fosse un insediamento di tale rilevanza, ma che Uggiano fosse il nome dell’attuale Ferrandina nella sua attuale posizione e che il Castello assolvesse prevalentemente funzioni difensive e di presidio della zona (Uggiano nomine Ferrandine).

Nel 1308 Uggiano, in quanto parte del feudo di Andria, fu portato in dote da Beatrice, ultima figlia di Carlo II d’Angiò, ad Azzo d’Este.

Dopo la morte di questi, Beatrice sposò in seconde nozze Bertrando del Balzo, cui portò ancora questa terra in dote.

In tale epoca fu necessaria una ristrutturazione generale dovuta probabilmente a motivi di ordine statico in seguito alle frane ed agli slittamenti del terreno ove sorgeva il Castello.

Nel 1309 fu infatti chiamato, dalla vicina Stigliano, Mastro Jacopo Trifogli affinché curasse il rifacimento delle fortificazioni, il consolidamento delle strutture di difesa e l'abbellimento delle zone adibite a residenza.

Tale intervento “attesta l’apice della gloria e l’inizio del declino del glorioso maniero.

Giovanni da Salandra nel 1404 curò una nuova ristrutturazione ed un rifacimento completo del mastio, il cui ponte levatoio doveva servire a collegare il Castello con l'esterno, altrimenti separati da un camminamento forzato.

Alla guida del Feudo successe, dopo alcune generazioni, Pirro del Balzo, reintegrato dal re Ferdinando I con un atto del 20 dicembre 1430 con cui lo si perdonava di alcune ribellioni da lui organizzate.

Lupo Protospata, informazioni storiche acquisite, è da considerare la presenza di alcune date importanti riportate su tre pietre.

La prima pietra è murata a destra del portale dell’ingresso con arco a sesto acuto (angioino) che dava accesso agli appartamenti del castellano.

“HOC OPUS FECIT MAGISTER JACOPUS TRIPOGIANUS DE AUSTILIANO ANNO DOMINI 1347”

Tale iscrizione conferma che un importante rifacimento del Castello fu effettuato da Mastro Iacopo Trifogli da Stigliano, il quale curò il rifacimento delle fortificazioni e l'abbellimento delle zone adibite a residenza.

La seconda iscrizione, probabilmente un tempo murata sulla facciata interna alla cinta muraria, è custodita nell’atrio della vicina masseria Lisanti, posta ai piedi delle pendici del Castello. Essa raffigura un delfino che salva un infante e porta incisa la data del 1409.

La terza iscrizione si trova sulla facciata della masseria Lisanti. Si pensa che originariamente si trovasse presso la chiesa di S. Domenico, costituita ormai da ruderi e situata al termine della strada interpoderale che porta al castello. Essa riporta la data del 1478 “MENSIS MARCI 1478”. Tale data è l'ultima alla quale possiamo fare riferimento per la storia del Castello.

Descrizione del sito

L’ubicazione del Castello di Uggiano sorge sul dorso di una collina, situata a circa 5 km a Nord-Ovest dell'abitato di Ferrandina, a 479 m. sul livello del mare.

Il sito si estende tra: il Canale Lavannara ed il Fosso del Varvaro (a Nord-Ovest); le formazioni argillose calanchive delle Coste di Uggiano, lungo il torrente Vella (a Sud-Est).

Il Castello è raggiungibile, da Ferrandina, percorrendo la provinciale per Salandra per circa due chilometri sino al dosso della contrada Serra; lì si innesta una strada interpoderale asfaltata che si arresta, dopo altri tre chilometri, all'altezza della masseria Lisanti posta alle falde della collina di Uggiano.

L'ultimo tratto di cammino da compiersi per giungere al Castello è esclusivamente pedonale e poco agevole.

Per la propria posizione geografica e per la sua altitudine, la collina domina una vasta estensione di territorio: dalla sua sommità è visibile il percorso viario che da Craco e Montalbano giunge allo Jonio spingendosi fino ai monti calabri.

Pertanto, Uggiano ha sicuramente assunto valore strategico già a partire dai primi insediamenti.

La sua importanza territoriale deriva, inoltre, dal fatto che è posto al centro di due direttrici di movimento: la prima Sud-Nord, dal mare verso l’interno (e viceversa); la seconda Est-Ovest, lungo la linea che parallelamente al mare Jonio, partendo da Matera e attraversando le cinque valli fluviali lucane, giunge al Senisese.

La morfologia, la collina di Uggiano presenta in pianta una forma allungata, pressoché sub-ellittica, con asse maggiore allineato secondo la direttrice Nord-Sud.

La sezione verticale è a forma di tronco di cono e presenta alla sommità una zona pianeggiante di circa 6.700 mq.

La zona immediatamente attigua alle mura perimetrali del Castello degrada con andamento subverticale; in alcuni punti l’inclinazione raggiunge i 51° con una pendenza del 125%, fatto che rendeva la fortezza inaccessibile ma che ne ha probabilmente causato la continua instabilità.

Si passa quindi in maniera rapida dai 479 mt in sommità ai 440 mt (s.l.m.) in corrispondenza di una terrazza di mezzacosta, molto evidente sul lato Est, e che diviene percorso carrabile sul lato Ovest.

Dopo lo strapiombo la pendenza si fa meno accentuata, particolarmente sul lato Ovest - Nord Ovest lungo il quale si notano i resti di insediamenti urbani.

Tutta l’area è fortemente instabile a causa della pendenza suddetta e del rimaneggiamento degli agenti atmosferici e meteorici.

Le pendici, in prossimità dei torrenti Vella e Salandrella, si presentano attraversate da solchi più o meno profondi che si sono evoluti nel tempo dando alla collina l’aspetto calanchivo tipico della zona.

Descrizione dell'Immobile

Il Castello occupa una superficie elevata (circa 6.700 mq) che si sviluppa all’interno di una poligonale che descrive le mura perimetrali e le cui diagonali sono dell'ordine di m. 140 e di m. 60.

All’interno della superficie del maniero è possibile distinguere essenzialmente i sei complessi strutturali che vengono illustrati nel seguito.

L’ingresso principale In corrispondenza del lato Nord-Ovest del Castello è presente quello che viene individuato come ingresso principale della fortezza.

L’ingresso è raggiungibile solo mediante una piccola stradina molto erta che si inerpica tra i resti crollati.

Esso è costituito da un arco affiancato e protetto da due torri di cui solo quella destra (entrando) presenta ancora i suoi lineamenti. La torre a sinistra del portale di ingresso è completamente crollata.

Le mura di cinta ed i territori

Il Castello era cinto da mura alte dai 7 ai 12 metri, il cui spessore variava da un minimo di mt. 1,50 ad un massimo di mt. 3,00.

Ciascun vertice della poligonale terminava in una torre quadrata di dimensioni variabili sempre aperte verso l'interno.

In totale le torri erano cinque, probabilmente, ma le attuali condizioni non permettono di effettuare una lettura precisa della loro collocazione e della loro sagoma.

A giudicare da foto storiche riguardanti il torrione Sud-Est, le torri si sviluppavano su due piani fuori terra (rispetto al livello dei cortili interni del Castello) realizzati mediante solai costituiti da quattro pietre angolari aggettanti su cui erano poste travi di spessore tra i 20 ed i 30 centimetri.

Su queste ultime era poggiato l'assito e sull'assito, per uno spessore di circa cm. 10, vi era un manto di copertura molto simile al moderno calcestruzzo.

Le torri erano dotate di servizi igienici ricavati nello spessore del muro e quelle più grandi possedevano un piano interrato che serviva probabilmente a contenere acqua piovana o scorte.

Lo sperone Sud delle mura costituisce la parte strutturale che per prima viene ammirata pienamente avvicinandosi al Castello, dopo aver percorso una strada di campagna, e sorge imponente sovrastando la masseria e la strada di accesso.

Inizialmente di forma triangolare, esso è formato attualmente da due setti murari completamente indipendenti strutturalmente.

I frammenti crollati, alcuni di grosse dimensioni, si trovano a mezzacosta parzialmente coperti da terra ed erbacce.

La parete Nord-Ovest, più alta, presenta una fessura praticamente verticale, con semplice discostamento orizzontale dei filari di pietre.

Torre Sud-Est crollata, i cortili, tra i vari edifici vi erano cinque cortili separati l’uno dall’altro da spesse mura in modo da permettere la difesa anche all’interno del Castello se il nemico fosse riuscito ad oltrepassare la cinta esterna.

I cortili più grandi erano dotati di cisterne che raccoglievano le acque piovane direttamente dai tetti mediante una serie di condotti in laterizio la cui immissione è visibile alla base delle mura.

La Cappella

La Cappella è situata sul lato ovest degli appartamenti residenziali, presenta una pianta rettangolare ed era probabilmente dedicata a San Lorenzo.

Era dotata di un piccolo nartece e terminava con un'abside le cui fondazioni sono ancor oggi visibili.

La residenza del castello

All'interno, protetta dagli edifici circostanti, vi era la residenza signorile delimitata dai cortili, dal muro della scuderia e da pareti al di sopra del camminamento di ronda sui lati Est e Nord-Est onde assicurare agli abitanti la massima protezione e privacy.

L'ingresso all'appartamento, costituito da un grande portale sormontato da un arco ogivale di fattura angioina, immetteva direttamente in un grande ambiente di disimpegno tra le ali Sud e Nord dell'appartamento del castellano.

Le caserme A Nord-Est e ad Ovest Sud-Ovest erano ricavati gli alloggi per i soldati della guarnigione.

Sono costituiti da circa 20 locali delle cui murature non sono evidenti tracce complete; questo per il fatto che le strutture si trovavano a ridosso della cinta muraria crollata per scalzamento.

L’esterno del Castello, lungo i fianchi della collina, sottostanti alle mura, erano sicuramente disposte tante piccole abitazioni costruite con materiali poveri, di cui restano alcune tracce visibili.

Oggi, a testimoniare la loro presenza, non rimangono che poche pareti, scarnificate dall'erosione e dai crolli delle sovrastanti mura del Castello.

A sud la grande quantità di ossa umane fatte affiorare dall'aratro, secondo quanto raccolto da informazioni verbali, fa supporre che vi fosse una zona adibita alla sepoltura dei morti.

In basso, ai piedi delle pendici del Castello, sono presenti le strutture di una masseria (masseria Lisanti) e i ruderi di una Chiesa dedicata a San Domenico.






venerdì 21 luglio 2023

 

ONORA IL PADRE E LA MADRE

Un efferato omicidio del 1° Maggio 1959 a Ferrandina

In quel periodo Ferrandina si preparava al boom economico della Valbasento, grandi cattedrali nel deserto che avrebbero risollevato l’economia ed il benessere della Lucania tutta, la gente si preparava a lasciare la terra per il sogno del lavoro in fabbrica, lo stipendio fisso tanto biasimato e tanto ricercato da lavoratori ormai rassegnati al peggio.

Nonostante l’analfabetismo e l’inesperienza che all’epoca la faceva da padrona, tutti sognavano un reddito certo e fisso, nonostante la loro inesperienza e ingenuità.

La Lucania all’epoca era una terra in prevalenza basata sull’agricoltura, la cui massima aspirazione era quella di possedere un pezzo di terreno e coltivarlo sia per vivere che per creare un reddito familiare, da qui parte questa incredibile vicenda, vissuta in un’epoca di analfabetismo, che sfocia in un efferato omicidio dai toni orrendi e crudeli, roba da far accapponare la pelle.

Era il lontano 1959, e precisamente il 1° maggio, le vittime due tranquilli e innocui genitori, che tra stenti e tanti sacrifici erano riusciti a crescere 3 figli maschi, inconsapevoli della loro terrificante intenzione maturata in età adulta.

3 figli che istigati dalle proprie mogli, dopo intrighi matrimoniali e tradimenti vari, maturano la volontà di commettere un terribile omicidio genitoriale al limite della più efferata carneficina, da veri macellai dell’orrore, che ancora oggi fa ribrezzo a chi ne viene a conoscenza.

Di seguito trovate un video di indagine giornalistica a cura della Gazzetta del Mezzogiorno, Repubblica e  Cinegiornale LUCE, curata e ricostruita da giornalisti e testimoni che hanno vissuto la vicenda da vicino, con foto e pubblicazioni dell’epoca.  

VideoFotoGallery






Il Video



sabato 20 maggio 2023

 

IL PATRIARCA DI FERRANDINA

Il “PATRIARCA” di Ferrandina si trova in località “Le Fergole” all’interno di un uliveto millenario, ed appartiene ad una speciale varietà detta “Majatica”, dalla quale si produce un olio eccellente, il tipo di drupa che fruttifica, può essere anche essiccata in forno e consumata in mille modi diversi.

Il Patriarca, è una pianta di circa duemila anni, otto metri di circonferenza, grande come una casa, tanto da essere stata usata come nascondiglio dai “BRIGANTI” nel periodo del brigantaggio Lucano, noto il brigante Ferrandinese Vincenzo Mastronardi detto “STACCONE” per la sua elevata statura, nato a Ferrandina nel 1834 perito nel 1861, barbiere di professione, evase dal carcere di Potenza dove era detenuto per reati comuni e nell'agosto del 1860, si unì ai garibaldini per partecipare ai moti unitari, nella speranza di perdono per i reati commessi in precedenza, come stabilito da Camillo Boldoni, membro del comitato insurrezionale lucano. Non avendo ricevuto la grazia, diventò uomo fidato di Carmine Crocco, sotto il nome di Amato o D'Amato, partecipando alle spedizioni del capobrigante rionerese. Per i "meriti" conseguiti (15 furti e 4 assassini), gli fu conferito il grado di Colonnello. All'apice delle scorribande brigantesche, mentre entrava a Rapolla pronunciò la seguente frase: «Si dice che Francesco II è un ladro. Or bene: io ladro di professione, vengo a restaurare un ladro sul trono».

Arrestato a Boiano, provincia di Campobasso, nell'estate del 1861, fu condotto a Picerno con altri tre briganti (Francesco Pugliese, Nicola Cilenti e Luigi Romaniello) e poi condotto nel carcere di Potenza. Tra il 6 e il 7 dicembre dello stesso anno, durante una notte scossa da neve e vento, Luigi Palese, capo custode delle carceri, entrò nella cella in cui erano rinchiusi i briganti e, svegliandoli, ordinò di prepararsi per essere tradotti a Salerno, Mastronardi sospettava la sua morte ed esclamò: «ho capito ora ce la fanno», sebbene il carceriere li invitò a calmarsi.

Nella medesima notte, i briganti vennero fucilati. Non si sa con certezza la dinamica della morte, si ritiene che, durante il tragitto, i prigionieri furono uccisi a colpi di baionetta in un tentativo di fuga ma sorse anche il dubbio che i detenuti vennero freddati senza aver commesso nulla di eversivo, poiché, non essendo fuggito poco dopo l'arresto quando era sciolto e con poca scorta, risulta piuttosto strano che Mastronardi abbia tentato di scappare durante il serrato trasferimento a Salerno. La verità non si seppe mai. I cadaveri vennero esposti, il giorno seguente, presso la "Piazza Sedile" di Potenza: giacevano su un carro ricoperto di neve.

Tornando al Patriarca, una particolare pianta che genera olive molto particolari quanto uniche nel loro genere, presente in pochissime zone del mondo, che genera un esclusivo e gustosissimo olio, già riconosciuto nel mondo e già pluripremiato per il suo pregiatissimo sapore e limpidezza, definito da grandi intenditori come “un olio riservato alle grandi occasioni”.

Una pianta resasi particolare anche per la sua forma, intrecciata ed incavata a tal punto da sembrare (con un po' di fantasia) ad una piccola casa con vani ed accessori, sorprendente la sua maestosità, se potesse parlare, sicuramente ci racconterebbe delle tante generazioni passate, e ci insegnerebbe sicuramente a vivere adeguatamente, nel rispetto soprattutto della natura, nella sua totalità.

Un vero patrimonio storico insomma, testimone di tante culture e civiltà, non a caso nato e vissuto in un territorio dalle antichissime origini, quelle della città Aragonese, crescendo e radicandosi probabilmente sino al centro della terra, vista la su veneranda età, un tesoro millenario da tutelare e tramandare ancora per altri millenni, come tutte le generazioni precedenti hanno già fatto per noi… e come noi tramanderemo ai nostri figli e nipoti.

Enzo Scasciamacchia

Coll.re Giornalistico Freelance/Scrittore

FotoGallery

Foto di Michele Loponte









domenica 9 gennaio 2022

Da ricerche approfondite...

 

LA VERA STORIA DEL CASTELLO DI UGGIANO DI FERRANDINA

 

Qualcuno ha ritenuto che questo castello è una specie di roccaforte per la posizione, l’ampiezza delle mura di cinta, l’esistenza di una chiesa e la mancanza di resti di edifici pubblici fra le macerie. In realtà indagini degli ultimi anni lasciano affermare il contrario, e che il castello, con l’abitato, era indipendente dal centro vicino di Ferrazzano, cioè Ferrandina. Non sappiamo nulla del fondatore della rocca né sappiamo molto di coloro che per primi ne ebbero la signoria; tuttavia, bisogna farne risalire le origini ai primi anni del X sec. La prima notizia relativa ad Uggiano è del 1023 e 1029, quando Lupo Protospata descrive che due musulmani, Rajca e Safar assediarono il castello Oggiano e si rappacificarono con gli stessi abitanti. Viene documentato, così, il valore strategico dell’insediamento che il 6 febbraio del 1068 permette a Roberto il Guiscardo di rintanarvisi, non avendo egli ancora preso Montepeloso (Irsina), come riporta lo stesso Romualdo Salernitano. Nel Catalogus Baronum, ovvero l’elenco normanno dei feudatari e suffeudatari tenuti al servitium feudale, si evince che un Rogerius de Ogiano possedeva il feudo di Sant’Arcangelo offrendo un soldato o, in aggiunta, due soldati, per una rendita di 20-40 once d’oro. Null’altro si conosce dell’insediamento, che dunque doveva possedere già alcune fortificazioni. Nel 1269 il feudo viene donato a Pietro de Bellomonte, conte di Montescaglioso. Di ciò non abbiamo una fonte autentica, ma nel 1275 il feudo è nelle mani di Giovanni di Monteforte, genero di Pietro. In quest’ultimo documento si parla di "soldati e civili", che la Cancelleria Angioina degli anni 1276-1277 registra in una popolazione di 400 fuochi, tassata per 100 once, 29 tarì ed 8 grana. Nel 1280 anche l’insediamento di Uggiano deve provvedere alla riparazione del castello di Melfi. Il feudo di Andria, insieme ad Uggiano, passò ad Azzo d’Este nel 1308, raccolti in dote dalla moglie Beatrice, ultima figlia di Carlo II d’Angiò, la quale rimasta vedova risposò in seconde nozze con Bertrando del Balzo, cui portò questa dote che si unì alla contea di Avellino e di Montescaglioso. Alla guida del feudo successe il figlio Francesco I, poi il nipote Guglielmo, indi il pronipote Francesco II, che andò sposo a Sancia, figlia di Tristano di Chiaromonte e di Caterina Orsini Del Balzo. A Francesco II successe Pirro del Balzo. Il 20 dicembre 1430 a Napoli il re Ferdinando I ordina un’inchiesta per reintegrare Pirro del Balzo principe di Altamura e duca di Andria, nel possesso dei feudi di Bisceglie, Montepeloso, Acquaviva, Torre di Mare, Pomarico, Tolve, Grottole, Altogiovanni, Monteserico, San Gervasio, Mottola, Uggiano, Sarfi e Tressuti. Nel 1485 Pirro del Balzo viene privato da Ferdinando I di questi beni, per la ribellione da lui capeggiata durante la cosiddetta "congiura dei baroni". Ne è investito il genero Federico d’Aragona, che nel 1492, secondo una pura leggenda, dopo un violento terremoto, fonda con i profughi uggianesi Ferrandina. Di notevole pregio è, infine, la scritta posta come cantonale destro della facciata principale della chiesa HOC OPUS FECIT MAGI STER JACOPUS TRIFOGIA NIS DE ASTILIANO ANNO MILLESIMO CCCL L’iscrizione è realizzata su un concio che male si imposta sull’estradosso dell’arco acuto, per cui è a questo Jacopo di Trifoggio (casale presso Pietrapertosa) cui si devono la serie di tamponamenti, i rifacimenti strutturali e le nuove destinazioni d’uso del castello. (di P. Rescio)

martedì 15 giugno 2021

Personaggi illustri della provincia di Matera...


Un rivoluzionario del dopoguerra









Cartolina celebrativa in ricordo di Giuseppe Novello

Giuseppe Novello con il figlio Filippo

Statua commemorativa a Giuseppe Novello Montescaglioso

Targa commemorativa a Montescaglioso