Matera Capitale

Il quotidiano

lunedì 28 maggio 2018

Altra pubblicazione sul quotidiano ROMA Cronache Lucane

La mia seconda pubblicazione
Venerdì 25/05/2018





Questa la seconda pubblicazione riguardante la situazione in città, carente di interesse pubblico e privato di divulgazione e promozione di ricchezze storiche monumentali a fronte dello sfruttamento e dell'affluenza turistica data dalla Capitale Europea della Cultura 2019 Matera, insieme ad un breve cenno di biografia dell'Autore utile a chi vorrà seguirlo nei vari articoli che accompagneranno Ferrandina nel corso di tutto l'anno 2019. 

Questo l'articolo


Dopo la pubblicazione dell’articolo “Le origini di Ferrandina: dai Greci agli Aragonesi” su questa testata, spero di sensibilizzare le maestranze ad un impegno più approfondito sul tema, ricchezze Storico/Culturali di questa Cittadina quasi sconosciuta ma molto apprezzata dai pochi visitatori e appassionati del settore. Il mio impegno è dettato non solo dalla passione, ma anche dalla voglia di rivalsa per una degna provincia della Capitale Europea della Cultura 2019 (Matera), spesso trascurata e poco valorizzata soprattutto dalle varie Amministrazioni vecchie e nuove, attente soprattutto alla storia moderna più che a quella Antica. I tesori di questa Cittadina sono inestimabili, essendo stata in un passato molto remoto punto di riferimento per Re e Principi dell’epoca, per la sua principale fortezza a protezione di tutto il meridione d’Italia, per essere stata la Capitale di Monasteri e Conventi dei maggiori gruppi ecclesiali, Francescani, Domenicani, Cappuccini e Clarisse, i quali custodivano i maggiori tesori Culturali e Religiosi del Meridione, riportati in quantità molto ridotta ai giorni nostri, vuoi per saccheggi o per incendi purtroppo casuali, oltre ad archivi di famiglie benestanti e discendenti da personaggi di spicco anche internazionali, oltre a Monumenti di rilevante importanza nazionale, per finire alla più antica e preziosa Reliquia custodita nella Chiesa Matrice della Città, il Sacro legno della croce di Gesù, tramandata da remoti Re ai giorni nostri, di cui avrete modo di conoscerne le origini e la storia che verrà pubblicata su questa testata insieme ad altre, che racconteremo, ai più interessati lettori che avranno la bontà e la pazienza di seguirci nelle prossime pubblicazioni. Le intenzioni di dette pubblicazioni spero facciano risvegliare l’interesse e la curiosità di professionisti del settore per dare il giusto valore alla FERRANDINA Storica per troppo tempo martoriata da industrializzazioni eccessive, con cattedrali costruite negli anni 60, al solo scopo di distruggere il territorio, l’ambiente ed il folclore locale, distogliendo le varie popolazioni dei dintorni, da abitudini e sani principi alimentari e culturali, distribuendo ricchezza economica troppo facilmente, alimentando aspettative ed ambizioni ben presto sfumate insieme alle cattedrali, lasciando inquinamento e sogni infranti. Oggi è tempo di rivalsa, e anche se le maestranze ed i preposti non mostrano alcun interesse per tutto ciò, allora provvederanno i singoli cittadini appassionati e attenti a dette ricchezze, magari anche a proprie spese, o per chi vorrà contribuire in questo percorso buio senza spiraglio alcuno, ma illuminato solo dall’umiltà e la passione di chi avrà voglia di credere in questo progetto senza pretese, in nome dell’orgoglio di chi vorrebbe eleggere questa degna Provincia alla Capitale Europea della Cultura 2019. Seguiteci cari lettori e non vi pentirete di venire a conoscenza di curiosità e ricchezza Storico/Culturale di questa piccola cittadina Lucana.

MI PRESENTO

Enzo Scasciamacchia,
All'Anagrafe Eustachio Vincenzo Scasciamacchia.
Nato il 20 Maggio 1960 a Matera.
Attualmente residente a Ferrandina (MT)
Dove matura la passione per la scrittura dopo un passato professionale da Dirigente, nel tempo libero, tra i suoi Hobby, la lettura, la fotografia, la musica (suona il pianoforte), la Filatelia, la moto, l'elettronica in genere.
La sua carriera lavorativa si interrompe nel 2009 quando la sua Azienda chiude per bancarotta fraudolenta, da quel momento in poi solo incarichi provvisori, diventa un "Forneromartire" e resta in attesa del pensionamento pur avendo raggiunto il massimo del versamento contributivo.
In attesa si dedica alla scrittura con il suo primo manoscritto, maturato già da tempo, ma per mancanza di tempo libero, mai realizzato, il primo di una serie che seguirà a scadenze prefissate, e che andranno ad arricchire la cultura e lo spirito di chi avrà la pazienza e la curiosità di seguirlo come lettore.

A Voi il suo più grande ringraziamento.

E per non farmi mancare niente, dopo una proposta da parte di un facoltoso Giornalista, ho deciso di scrivere anche sul quotidiano ROMA Cronache Lucane.


La mia prima pubblicazione
Martedì 22/05/2018





Questo è il mio primo articolo pubblicato stamattina, seguirà una lunga serie di articoli tutti riguardanti Ferrandina, fino a tutto il 2019, anno in cui Matera sarà proclamata Capitale Europea della Cultura, non vi nascondo che la mia aspirazione sarebbe quella di stimolare l'interesse di qualcuno, per associare anche la Cultura Storica della provincia più Antica della Basilicata, e visto che la Storia Materana l'ha scoperta un Ferrandinese (Ridola) perché un Materano non dovrebbe valorizzare e divulgare quella Ferrandinese???

Questo l'articolo

Le radici di Ferrandina affondano nella Magna Grecia, attorno al 1000 a.C. Il suo nome era Troilia, mentre la sua acropoli-fortezza si chiamava Obelanon (Uggiano). Troilia fu costruita per ricordare e onorare la città distrutta dell'Asia Minore, Troia. Durante l'epoca romana Troilia e Obelanon furono centri importanti di cultura ellenica e sempre più lustro acquistarono in epoca bizantina. Con la caduta del dominio greco, Longobardi e Normanni si impossessarono della città.
Il nome Ferrandina si deve a Federico d'Aragona che nel 1494 la battezzò così in onore di suo padre, re Ferrante (o Ferrantino).
Nel 1507 Ferdinando il Cattolico le attribuì il titolo di "civitas".
Lo stemma comunale reca sei F: il significato è: 
Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit.

Alcune fonti riferiscono che il 15 e 30 dicembre del 1456 due forti scosse di terremoto distruggono Uggiano. Una popolazione di più di duemila abitanti (404 fuochi nel 127711) non può essere alloggiata nel castrum o sulle pendici inospitali della collinetta, ma - almeno in parte - sull’area della Ferrandina greca e romana. Con ciò viene meno la centenaria storia della distruzione di Uggiano per il forte terremoto, del trasferimento della popolazione (fecimo mettere quelli cittadini in altro loco due miglia da longe e più...), della fondazione di Ferrandina e di quella di Federico d’Aragona che nel 1494 costruisce la città dalle fondamenta...e la chiama Ferrandina. Un prezioso documento riferisce che “Uggiano aveva una fortissima rocca. Il predetto re Federico..., sotto il pretesto del terremoto, come quello per evitare i mali che temeva, pensò che la detta rocca fosse demolita...”. Inoltre, se si ammette la scarsa robustezza dei materiali impiegati nella costruzione dei castelli, riesce chiaro come anche il venir meno di una costante manutenzione possa essere sufficiente a deteriorarne l’efficienza difensiva, anche senza l’intervento di un terremoto o di una volontà distruttiva. L’abbandono di Uggiano a seguito di un sisma, per costruire Ferrandina, è una circostanza da ritenersi scarsamente probabile come anche una guerra o una regia volontà distruttiva da sole non sono mai sufficienti a provocare la scomparsa definitiva di un qualsiasi insediamento umano. Uggiano, posto sul colle di fronte a Ferrandina, testimonia per la sua posizione l’importanza strategica del luogo. Un primo riferimento cronologico certo è l’845, quando il territorio di Oblano (questa è la denominazione che più ricorre nei documenti) viene a far parte del Principato di Salerno, la presenza di un castello costruito su quest’altura, in un punto strategico di cerniera fra due valli, è certamente finalizzata ad affermare, con il proprio presidio militare dalla parte di Craco e della Salandrella, la supremazia militare ed amministrativa. Viene costruito, secondo alcune fonti, senz’altro prima dell’ XI secolo: nel 1068 Roberto il Guiscardo assale il caposaldo dell’Impero bizantino (cum paucis abiit Obbianum..), non essendo riuscito a prendere Irsina. Nel Catalogo dei Baroni mentre si fa menzione delle condizioni economiche e demografiche della Basilicata normanna, si cita un Rogerius de Ogiano. Si trovano ulteriori riferimenti al sito soltanto nel 1269 e nel 1275, quando Uggiano passa a Pietro de Beaumont e a Giovanni di Monteforte. Nel periodo normanno il luogo fortificato, i cui ambienti vengono riservati (in armonia con le ipotesi della Fasoli) soltanto al signore, castellanus, al suo seguito e all’apparato difensivo, viene sottoposto ad un intervento di rafforzamento e di completamento. Come nel resto del territorio di Ferrandina e nei limitrofi comuni di Craco e Pisticci, i consistenti rinvenimenti archeologici testimoniano la presenza greca e romana, un’auspicabile campagna di scavi sull’area di Uggiano potrebbe mettere in luce testimonianze del periodo ellenistico, o un insediamento anteriore al Mille e, solo successivamente consolidato, in età longobarda, con la costruzione di un castrum dotato di mura. V’è da dire infatti che i longobardi, prima, e i normanni, poi, si limitano al ruolo della committenza, demandando alle maestranze locali la realizzazione di opere edilizie secondo tradizioni, tecniche e forme. Lo comprova l’intervento di Jacopo di Stigliano, che innesta sui muri esterni una cortina merlata di forma regolare. I cementarii, maestri muratori di Uggiano, per gli spessori delle murature prendono come riferimento il periplando (44,62 cm) piccola variante di quello introdotto da Liutprando. Il nucleo bizantino caratterizza la parte bassa del muro di cinta dell’ala Nord e di quella Sud. Il muro a mezzogiorno, attualmente con la scarpa tutta a sbalzo priva del sostegno della terra erosa o franata, è senz’altro una costruzione pre-normanna, caratterizzata da rozza muraglia con ciottoli di fiume e pietre di cava a corsi irregolari legati con malta, senza pretese di natura formale, dato che le popolazioni si difendono “non in bello..sed munitiones costruentes”. A questa muraglia, in epoca successiva, sono stati aggiunti una scarpa contro il ribaltamento verso valle e i merli di sommità. La precisa individuazione della provenienza del materiale da costruzione può essere un utile strumento di lettura critica del centro scomparso, le cave hanno prevalentemente operato in definiti periodi storici e questo permette la datazione e l’uso dei materiali stessi. C’è da dire che nel caso di Uggiano l’uso della pietra è alquanto limitato, in quanto questa è poco presente in loco, in questo contesto la pietra assume forme semplici. Da quel poco che oggi è possibile riscontrare in sito, da quanto è maggiormente intuibile dalle fotografie di più di trent’anni or sono, si deve convenire che quanto è stato costruito sulla collinetta di Uggiano ha un suo lessico costruttivo e forme espressive alquanto evolute per la formazione delle maestranze, per gli apparati di cantiere e le tecniche costruttive. Basti pensare alla torre caduta di recente e all’arco a sesto acuto, che denota l’ingresso agli ambienti del castellanus, realizzato con conci di arenaria regolari e perfettamente squadrati. La tipologia decorativa del fregio all’imposta dell’arco con foglie stilizzate e bacche è un recupero dell’architettura normanna ascrivibile tra il XII e XIV secolo, come comprova l’iscrizione sul fianco dell’arco. Si tratta senz’altro di uno dei primi esempi nella nostra regione del cammino concettuale che ha definito questa nuova forma strutturale che è l’arco capace di incanalare flussi di forze sollecitando il materiale solo con sforzi di compressione anche se non uniformi, quegli sforzi più congegnali al materiale e all’intuizione storica e all’interpretazione dell’equilibrio degli antichi. L’arco di Uggiano costituisce da solo un’architettura compiuta e accompagna, per sette secoli, la storia di questo borgo fortificato. L’arco a sesto acuto permette anche agli architetti medievali della Basilicata di esplicitare meglio la loro nuova concezione costruttiva, l’arco, come dicevamo, incanala flussi di forze che tendono a ribaltare verso l’esterno i sostegni, che per resistere alla spinta devono avere un peso notevole.