Matera Capitale

Il quotidiano

martedì 26 giugno 2018

Questa è la presentazione di una prossima serie di articoli per un unico argomento


La Presentazione




Sono in uscita, su questo quotidiano, una serie di articoli riguardanti la storia antica della Chiesa Madre di Ferrandina, dei tesori da lei contenuta, ma rigorosamente custoditi e protetti in un istituto bancario che ne tutela la sicurezza, dedicata a Santa Maria Della Croce, in collaborazione con il Parroco Monsignor Pierdomenico Di Candia, da poco insediato nella stessa, e già interessato alla sua divulgazione e promozione.
La programmazione delle pubblicazioni avverrà a scadenza settimanale, per dare modo a tutti gli interessati di non perdersi le varie edizioni, che anticipo molto interessanti e soprattutto sconosciuti alla comunità che spero abbia di che vantarsi di tanta storia, cultura e inestimabile ricchezza, tra reliquiari, dipinti, argenti, arredi e meravigliose statue lignee, passate dalle mani di RE, Regine e Principi, per ogni singolo cimelio storico, una descrizione dettagliata della sua storia e della sua realizzazione.
Questo lavoro non solo sarà pubblicato su questa testata giornalistica, ma avrà anche un seguito, naturalmente molto più curata nei particolari e nelle impostazioni, completa di tutti gli oggetti esistenti, sarà edita dalla nota casa Editrice Feltrinelli, la quale ha già dimostrato particolare interesse verso il Tema e verso la sua importanza Storico/Culturale.
Tutto questo grazie ad un lavoro certosino e capillare di personale non qualificato ma appassionato di storia antica, dei suoi segreti e dei suoi risvolti, a volte Cristiani a volte Profani, ma sempre interessanti e appassionanti da suscitare curiosità e voglia di fare, divulgare ed informare. 
Naturalmente il risultato di detto lavoro verrà messo a disposizione di chiunque vorrà consultarlo presso la stessa Chiesa, come anche presso la Biblioteca Comunale, al servizio di curiosi o personale didaddico, ma soprattutto per rendere noto non solo alla comunità locale, ma anche provinciale e regionale, che Ferrandina non può essere altro che la degna provincia della Capitale Europea della Cultura 2019, Matera.

venerdì 22 giugno 2018

Ancora Ferrandina protagonista su ROMA Cronache Lucane nel mio quinto articolo


Obelanum Oblano Uggiano 
Storia di una importante roccaforte 
punto di riferimento di RE e Principi


L’insediamento medievale di Uggiano sorge sul dorso di una collina a circa 4 km a nord-ovest dell’abitato di Ferrandina, ed è conosciuto anche come “Ferrandina Vecchia”. Per la sua posizione e la sua altitudine (476 m slm) domina una vasta estensione di territorio che si estende fino ai monti Calabri. Uno dei castelli più antichi della regione, un castrum risalente ad età bizantina (IX secolo), predisposto come roccaforte di difesa contro l’avanzata dei Longobardi. Il castello di Oblano risulta esistente già in epoca longobarda, al momento della riorganizzazione amministrativa dell’Italia meridionale tra Radelchi e Siconolfo nell’845. Ampliato in seguito durante la seconda colonizzazione bizantina, la denominazione di castrum o castellum lascia intuire che attorno alle mura si sviluppava un abitato; tuttavia l’assenza di campagne di scavo impedisce di stabilirne la localizzazione esatta, l’estensione e la durata. Il castello passa sotto il controllo dei Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1066, data la sua importanza strategica a guardia di due direzioni di transito: dagli Appennini al mare Jonio, parallelamente al corso dei fiumi lucani e lungo un percorso che da Matera taglia trasversalmente le cinque valli lucane per giungere fino al territorio di Senise. Mentre lo strato pre- normanno, quasi certamente bizantino, si individua facilmente in porzioni di rozza muraglia costruita con ciottoli di fiume e pietre di cava a corsi irregolari legati con malta, senza pretese di natura formale, i successivi interventi di rafforzamento e di completamento architettonico tendono a coniugare esteticamente forma e funzione. L’apice del suo splendore è raggiunto in epoca angioina, nel 1350, some testimonia l’iscrizione del portale: Hoc opus fecit magi/ster Jacobus Trifogia/nus de Astiliano a.D. MCCCL, cui si deve l’innesto sulla cortina muraria di una merlatura regolare, un magister che dirige i cementarii , maestranze locali provenienti in questo caso da Stigliano e specializzate nel taglio e nella lavorazione dei materiali lapidei. L’arco d’ingresso agli ambienti del castellanus è realizzato con conci di arenaria regolari e perfettamente squadrati. A differenza dell’arco a tutto sesto, quest’ultimo a sesto acuto permette di scaricare il suo peso su sostegni più slanciati e leggeri. Il concio di chiave può rischiare di sgusciare e compromettere uno dei testimoni più pregevoli dell’intera struttura. Il fregio con foglie stilizzate e bacche lungo l’imposta dell’arco è una sobria citazione angioina della tipologia decorativa normanna. La tradizione vulgata, messa in discussione e contestata con probanti argomentazioni nell’opera storica, di Padre Carlo Palestina, vuole che disastrosi terremoti nel 1456 e nel 1492 determinassero il trasferimento degli abitanti di Uggiano nella nuova città di Ferrandina, fondata nel 1494 da Federico d’Aragona. Da quel momento per Uggiano ha inizio l’età dell’abbandono. Intorno alle mura, probabilmente, si sviluppava l’insediamento urbano; ma non essendo mai state condotte campagne di scavo non è possibile affermare con certezza dove fosse ubicato l’abitato. Le prime notizie storiche che ci attestano l’esistenza di Uggiano, sono riportate dallo storico Lupo Protospata e risalgono all’anno 1029, quando Uggiano fu assediata e conquistata dai musulmani Rayca e Saffari.

venerdì 15 giugno 2018

Questo è il mio quarto articolo sul quotidiano ROMA Cronache Lucane



A Maria Barbella Eroina e 
simbolo Ferrandinese nel Mondo

Prima pagina

La Pubblicazione



L'Articolo pubblicato ricorda ai lettori l'anniversario della realizzazione del murale nella città di Ferrandina, causa di disaccordi e commenti vari sulla presunta, carnefice o vittima, accusa, condanna e assoluzione, storia che ha appassionato il mondo e che presto delizierà anche la cinematografia, diffondendo ulteriormente l'eroina che dal 1895 ha dato prova di un femminismo ancora sommerso ma già presente negli animi di chi, purtroppo, già viveva tragedie di questo tipo. 

Questo l'Articolo

Più o meno di un anno fa’ viene inaugurato a Ferrandina un grandioso murale a favore della concittadina Maria Barbella, Donna eletta a simbolo del femminismo più remoto al mondo già dal 1895 nella lontana Little Italy a New York, vivendo una storia che ha dell’incredibile al solo leggerla, rischiando di inaugurare l’appena inventata, e in attesa di essere sperimentata, “SEDIA ELETTRICA”. Non tutti conoscono la reale storia tramandataci dalla scrittrice e pronipote della coprotagonista, Idanna Pucci Di Brazzà, ma tutti danno il loro giudizio all’opera realizzata, dividendo così gli schieramenti tra chi apprezza e chi disprezza, ancora oggi dopo un anno dalla sua realizzazione. Chi apprezza generalmente è l’informato, il profondo conoscitore dei più piccoli particolari della vicenda che si intrinseca con vari argomenti di carattere giudiziale, sociale, politico e umano, appassionato ricercatore di notizie non solo letterarie, ma anche storiche del periodo in questione, attento osservatore, e valutatore di ogni atteggiamento, anche se solo volgarmente e frettolosamente descritto in atti ufficiali e testimonianze confuse. Chi disprezza invece è nella gran parte non molto informato, deontologicamente impreparato e prevenuto nei confronti della donna in genere, vista come la parte più debole dell’umanità, da proteggere e tutelare, perché fisicamente inferiore, oltre a soggetti che condannano a priori qualunque reato fine a se stesso, senza considerare ne’ le attenuanti ne’ le condizioni ne’ gli atteggiamenti che ne provocano la reazione, i così detti “superficiali” pronti a giudicare più che ponderare, a condannare più che provare ad analizzare attentamente i fatti in modo un po’ più scrupoloso e attento, magari usando anche empatia per cercare di comprendere le cose più da vicino e non in modo distante e disinteressato, come ci narra la storia. La sopra citata scrittura, da parte della già citata Autrice, è frutto di una raccolta di documentazione, testimonianze scritte, atti giudiziari originali,  tramandati da discendenti della stessa, lunga un decennio, di un lavoro certosino nella ricostruzione di ogni documento della propria origine, non solo storica, ma anche biografica, oltre a visite alternate dei luoghi ormai evoluti e rigenerati dalla sopravvenuta modernità metropolitana. Mi racconta l’Autrice che, durante tutto il decennio trascorso tra vecchie scritture e vecchi archivi, ogni nuova scoperta dava a lei la sensazione di conoscere sempre più il carattere ed il temperamento della sua bisnonna protagonista, offrendole la possibilità di confrontare modi di pensare e comportamenti riscontrabili e paragonabili ai suoi, attraverso quelli dei vari discendenti, Nonna, Madre e rispettivi consorti, in un’unica simbiosi di parentela unita e tramandata anche nei pensieri, espressioni e atteggiamenti, regalandole emozioni di personaggi sconosciuti fino a quel momento,  arricchendola di orgoglio e vanità come solo i vecchi Conti e Duca di Brazzà sapevano ostentare. Le stesse emozioni l’Autrice trasferisce nell’appassionante quanto interessante racconto sulla Ferrandinese Maria Barbella, la quale cattura il cuore e l’anima dei personaggi che nel corso della storia si avvicendano per le sue gesta di Donna a tratti indifesa a tratti eroica, ma pur sempre dagli atteggiamenti e comportamenti da perfetta Italiana, meridionale, analfabeta, introversa, dismessa e trasandata, non molto curata nell’abbigliamento e nel portamento, praticamente una donna di campagna. Con tutto ciò l’Autrice completa le ricerche, raccoglie le documentazioni e dopo dieci anni, elabora la vicenda, la trasforma in un appassionante e interessante racconto ed in fine lo pubblica e lo racconta al mondo intero, riscuotendo tanto di quel successo da stimolare la curiosità e l’interesse di una grande regista Italiana che la contatta e le propone di girare un film, entusiasta la Scrittrice accetta cedendo la documentazione completa, che in questo momento è allo studio della troup che dovrebbe effettuare la produzione e le riprese in Inghilterra, con la speranza di eleggere la Ferrandinese ad Eroina del primo atto di femminismo nel mondo datato 1895. In conclusione vorrei solo aggiungere che per poter giudicare e prendere una posizione su questa vicenda sarebbe preferibile leggere e approfondire la storia in modo completo, per avere la possibilità di assumere la giusta posizione in una Città quale Ferrandina, che ancora oggi si ritrova in perfetto contrasto, come nel 1895 la Città di New York si divise in accusatori e difensori della povera Maria Barbella.   

Maria Barbella

Domenico Cataldo

La condanna




lunedì 4 giugno 2018

Il mio terzo articolo pubblicato ed in edicola oggi sul giornale ROMA Cronache Lucane... La tradizione di Ferrandina oggi protagonista, in edicola.







Queste sono le tradizioni che ti riempiono il cuore, l'anima e lo spirito... 

Ferrandina Festa del Corpus Domini.






Anche quest'anno è andata, complimenti e congratulazioni al vicinato per la realizzazione dell'evento, Mariarosaria Di Stefano, Rosa Pepe, Giovanna Pavese, e con la partecipazione del rione Piana (La Cittadella), un particolare ringraziamento a Salvatore Cataldo per la cortese concessione del portale di Palazzo Centola, appuntamento all'anno prossimo

GRAZIE A TUTTI

Questo l'articolo

Ogni anno il giorno del Corpus Domini si ripete a Ferrandina la tradizione dell’allestimento degli altarini, lungo il percorso delle vie principali con le caratteristiche creazioni realizzate con accessori forniti dal vicinato, in una simbiosi riservata per l’occasione. La ricorrenza , le motivazioni più intime richiamano ad una profonda fede religiosa e dove la comunione di intenti e la collaborazione spontanea costituiscono un evento popolare nel quale persone dello stesso vicinato hanno interessi religiosi e artistici comuni. I preparativi iniziano con la raccolta di petali di rose e altri fiori che saranno sparsi lungo il cammino del sacerdote che porta l’Ostensorio, a mo’ di tappeto lungo tutto il percorso. Per la creazione degli altarini vengono usati vari tessuti come copriletti , lenzuola , tovaglie ricamate, che vengono sistemate in modo da creare un piccolo altare urbano. All’interno vengono creati gli altarini sui quali viene poggiato il Crocifisso, candelieri, piante ornamentali insieme ad altri simboli religiosi tipo immagini sacre o icone, il tutto ornato con fiori di ogni tipo e colore, completato in fine da cuscini sistemati alla base come inginocchiatoio per la tradizionale sosta con praghiera del sacerdote. Durante la processione per le vie della Città, il sacerdote, con in mano l’Ostensorio visita ognuna di queste cappelle urbane, onorando e recitando le consuete preghiere del rito. Tutto viene organizzato e preparato da ogni singolo vicinato, che per tradizione e per devozione si impegna nella realizzazione annuale della ricorrenza, soprattutto lungo i vialetti e le piazzette del noto centro storico locale detto “La cittadella”, scorci storici, artistici, caratteristici per la storia antica che li rappresenta, insieme a persone anziane e giovani, donne e uomini, conoscenti e non, tutti uniti per un unico scopo comune, la fede e la devozione per detta ricorrenza.