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lunedì 20 agosto 2018

Convento di Santa Chiara Ferrandina


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Convento di Santa Chiara

Ferrandina

di Enzo Scasciamacchia

     Una torre quadrata dall’aria burbera e austera sorveglia a vista Ferrandina, la città non ha più bisogno di essere protetta, non ha più minacce, eppure quell’ultimo baluardo di difesa continua a restare in piedi. Anche quella torre quadrata ha ormai perso la sua funzione originaria ed è diventata il simbolo del Convento di Santa Chiara. Il convento si trova nello stesso luogo dove era stata edificata una fortezza, proprio per questo ha continuato a mantenere nei secoli un aspetto dedito alla sobrietà e alla semplicità. L’inizio dei lavori è avvenuto in pompa magna nel 1610, alla presenza di tutto il clero lucano. L’istituzione di un monastero era stato fortemente voluto dalle famiglie nobili della zona, desiderose di avere un luogo degno a cui consegnare le proprie figlie che avevano scelto la vita monastica. Le famiglie Cantorio e De Lorenzis di Ferrandina avevano bramato fortemente l’elezione di un membro della propria famiglia al ruolo di badessa, al fine di potersi aggiudicare la gestione dei pascoli di proprietà del monastero. Il monastero non custodisce opere di particolare valore ma fanno eccezione una crocefissione, opera di Pietro Antonio Ferro, ed una tela che raffigura l’Immacolata ed è stata attribuita a Francesco Solimena (1730). Con l’emanazione degli editti napoleonici anche il convento di Santa Chiara, perse la sua funzione religiosa e ha iniziato una lenta metamorfosi che nel tempo l’ha portato a diventare un contenitore culturale, ospitando nelle sue stanze mostre ed eventi. Dal 2015 le sale del convento di Santa Chiara hanno aperto le porte al Museo della Civiltà Contadina e dei Mestieri Antichi. Il museo è nato nel 2009 come mostra permanente, ospitata all’interno del palazzo di proprietà della famiglia Trifogli- Saggese. L’istituzione di questo luogo era stata fortemente caldeggiata da tutta la comunità di Ferrandina che desiderava poter rivivere un passato a tratti idilliaco, caratterizzato da una vita semplice e rustica. Un angolo di storia che potesse essere motivo di riflessione per le giovani generazioni. Il gran numero di visitatori e i continui contributi che i privati donarono al museo pian piano  hanno reso necessario il trasferimento in un luogo più grande, che potesse anche ospitare laboratori e seminati. Il museo è diviso in tre sezioni. Nella prima parte si ritrovano piccoli angoli della bottega di un barbiere e di un calzolaio, l’officina di un fabbro, il laboratorio di un falegname ed un imponente telaio che veniva utilizzato dalle donne per realizzare la Ferlandina. La seconda parte ospita la ricostruzione della vita nei campi, grazie all’utilizzo di un rudimentale aratro e di oggetti di lavoro quotidiani. L’ultima parte, quella più interna, è la cantina, un luogo fresco che ricrea l’ambiente adatto per la conservazione dei cibi. I figuli, maestri di ceramica e terracotta di Ferrandina, hanno messo a disposizione una vasta collezione di oggetti, in particolare giare e vasi ed un cassone per la conservazione di cereali e legumi. Nell’immenso patrimonio storico custodito da questo museo spicca una raffigurazione unica ed introvabile della Madonna degli Ulivi, che viene venerata solo a Ferrandina. Il museo della Civiltà Contadina e dei Mestieri Antichi è ancora in fieri, in un continuo divenire che deve tutto al prezioso contributo dei cittadini, curiosi e attenti custodi della tradizione.

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