Matera Capitale

Il quotidiano

lunedì 11 marzo 2019

Ancora Palazzi Gentilizi di Ferrandina


Storia infinita quella di Ferrandina





PALAZZO PICCINNI-LAVECCHIA


La costruzione di Palazzo Piccinni, commissionata dal Notaio Felice Piccinni nel 1890, come si può facilmente leggere sulla targhetta in pietra che sormonta il portone d’ingresso, disegna l’assetto definitivo del Rione “La Piana” o “Cittadella” che è la zona più antica dell’insediamento cittadino, terrminando quel processo, iniziato sin dai primi decenni del XIX secolo, inteso dalla definizione l’assetto urbanistico del centro storico della Città. Infatti, è proprio nei primi decenni del XIX secolo che la piazza del largo, l’attuale Piazza Plebiscito, viene a definirsi nell’odierna struttura: a est si costruisce Palazzo Caputi, a ovest viene ristrutturato il Palazzo Comunale, a nord le trasformazioni delle antiche botteghe sottostanti il Complesso Conventuale di Santa Chiara, iniziate con la costruzione nel 1833, per merito delle Monache di S. Chiara, delle abitazioni disposte sul lato destro della salita Marconi, alla cui sommità si apre Largo Palestro, dove come già detto, quasi a conclusione del processo di assetto edilizio descritto, il Notaio Felice Piccinni fece edificare la sua abitazione. L’ubicazione del Palazzo è particolarmente riuscita, poiché chiude l’architettura armoniosa di Largo Palestro, nel quale si concentrano alcuni dei più importanti monumenti cittadini, il prestigioso Convento di Santa Chiara, con la sua splendida Chiesetta del 400, e il contiguo Palazzo D’Amato Cantorio, che si allunga su Via Dei Mille e delimita la quinta di case di minor pregio che si sviluppa fra via Dei Mille e Via Vittorio Veneto. Queste due strade sono caratterizzate lungo i lati esterni, opposti a quelli costituiti dalla cortina di case opportunamente definite da Palazzo Piccinni, da importanti e belle costruzioni appartenenti alla più ricca borghesia del posto, come ad esempio il già citato Palazzo D’Amato Cantorio, il Palazzo Siviglia, il Palazzo Mastromattei, il Palazzo De Pace e il Palazzo Centola. Per quanto detto, quindi, si può certamente affermare che la costruzione di Palazzo Piccinni conclude l’assetto definitivo del Rione “La Piana” o “Cittadella” che è la zona più antica dell’insediamento cittadino. Il Palazzo, come già ricordato, è stato commissionato nel 1890 dal Notaio Felice Piccinni,  esponente di una nota e importante famiglia del territorio, per la professione Notarile svolta da tempo, mentre ancora prima, numerosi esponenti di questa famiglia, furono iscritti all’Albo dei Farmacisti, come testimoniato dal nipote del committente, anch’esso Notaio, Felice Piccinni, nato a Ferrandina il 1913 ancora vivente e trasferitosi a Napoli nel 1936. Il Palazzo, dopo il trasferimento della famiglia a Napoli, fu venduto ai coniugi Lavecchia – D’Amato Cantorio, che l’ha abitato a lungo. Alla morte di Ida D’Amato Cantorio, il Palazzo è stato ereditato dalla figlia Giovanna Lavecchia, coniugata Imperio, che ancora lo abita e lo custodisce con cura. Il Palazzo è caratterizzato da un’armonica facciata a due piani, tripartita da lesene in mattoni in laterizio intervallate da una fascia marcapiano e conclusa da un cornicione mistilineo, realizzato in analogo materiale. La facciata del piano terra, scandita da lesene bugnate in laterizio, accoglie, lateralmente, le aperture di quelli che una volta erano ambienti destinati a botteghe o deposito, e, nel comparto centrale, il vano centinato, con cornici in gesso che consente l’accesso all’androne. Al piano nobile sono presenti due balconi, con pregevole inferriata ottocentesca e, al centro, un’apertura a “serliana” realizzata con l’intento di dare maggiore risalto all’abitazione, richiamando la tipologia delle ville Venete del XVI secolo. Interessante è la realizzazione della cortina con materiali di differente tradizione, mattoni in laterizio delle fabbriche locali, intonaco rustico a calce e ringhiere in ferro battuto. All’interno del Palazzo si accede dal portone originario in legno, di fattura locale, così come tutti gli altri infissi interni. Nel cortile d’ingresso che ha conservato l’originario pavimento di lastroni in pietra, di fronte al portone principale, si apre la porta di un locale adibito a vario uso, mentre a sinistra l’accesso alla scala a due rampe conduce all’abitazione, posta al primo piano. La scala, ben illuminata da una finestra, è costituita da gradini in lastroni originari in pietra, ed è segnata da un semplice corrimano realizzato da un tondino di ferro, ancorato alla parete con caratteristici ganci di ferro battuto a forma di mani serrate a pugno. Il pianerottolo fra la prima e la seconda rampa della scala, è impreziosito da una pregevole colonna di fattura semplice e rigorosa. L’abitazione vera e propria, si apre in piccolo disimpegno, con pavimento originario in lastroni in pietra, reso accogliente da una bella volta a botte non molto alta. Il disimpegno immette, da sinistra, nella cucina e alla sala da pranzo, disposte l’una di fronte all’altra ed entrambe dotate di originarie volte a vela, il pavimento dei due vani, invece, è stato rifatto con ordinarie mattonelle di ceramica. A destra del disimpegno è l’ingresso nella grande sala per le feste e per la musica, con soffitto piano, così realizzato, per facilitare la costruzione della sovrastante terrazza con l’altana. Con ogni probabilità tale assetto, stando alla presenza di travi metalliche, potrebe essere il risultato di un intervento di ristrutturazione avvenuto intorno ai primi anni del XX secolo. L’ampio salone è illuminato da grandi balconi ed ha conservato la pavimentazione originaria realizzata con “riggiole” quadrate in cotto locale. Sulla parete laterale del salone, si aprono due stanze con volte a vela e con pavimento originario in cementine contraddistinte da semplici motivi geometrici. Nella parete di fondo del salone si aprono un disimpegno con una camera, un piccolo ripostiglio e un bagno, purtroppo completamente rifatto e pertanto privo degli elementi caratteristici originari. I locali posti a piano strada ben poco hanno conservato dell’assetto originario, ad esclusione di alcuni elementi di una caratteristica volta unghiata.     






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