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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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mercoledì 25 marzo 2026

 

L’ULTIMO INVERNO DI UN FRATELLO MAGGIORE

Ci sono addii che arrivano in silenzio, come la neve quando cade di notte. Non fanno rumore, non chiedono permesso. Si posano piano sulle cose che ami e, al mattino, il mondo è cambiato.

Un fratello maggiore dovrebbe essere il  primo eroe. Non quello perfetto delle storie, ma quello vero: con le tasche piene di sogni sgualciti, le ginocchia sbucciate e una risata capace di far tremare le stanze. Dovrebbe insegnare a non avere paura del buio, anche quando sei il primo a sentirlo addosso.

Poi è arrivato il tempo in cui le mani hanno iniziato a tremare.

La malattia non ha bussato,  ha sfondato la porta come un vento freddo, portandosi via i suoi passi lunghi, la sua voce piena, i progetti, restavo pensieroso  ed immaginavo di parlargli del mio futuro come si parla a un bambino: inventando colori che non vedevo più.

C’erano sere in cui ci pensavo, con quella nostalgia stanca che solo chi sta soffrendo possiede. In quegli istanti, sembrava che il ricordo diventasse una cosa semplice: stargli vicino, pur non potendo, come il tempo si ritirava, come il mare quando lascia la riva.

Abbiamo parlato poco alla fine, la vita a volte ci gioca brutti scherzi, e ti rendi conto che la fine si vede negli occhi di chi smette di lottare contro il male.

L’aria era fredda stanotte, ma lui ha respirato come se fosse primavera… per l’ultima volta

“Così ricorderò il profumo del mondo,” avrà pensato.

Avrei voluto dirgli che il mondo, per un certo periodo, era lui. Che ogni mia strada iniziava dal suono dei suoi passi davanti ai miei. Che senza di lui sarei stato sempre un fratello minore, anche nel silenzio.

Se n’è andato, e non c’è stato alcun rumore. Solo quella quiete irreale che resta dopo una tempesta.

Ora vivo tra i ricordi lontani,  una frase lasciata a metà, una fotografia che non osa sbiadire. E dentro di me cresce un sentimento diverso,  non più fatto di presenza, ma di assenza luminosa immaginaria.

Perché un fratello non muore davvero, resta sempre nel ricordo infantile di chi resta.

Diventa la voce eterna quando tutto sembra finire.

Diventa il coraggio che non sapevamo di avere.

Diventa, per sempre, il nostro più grande errore mai commesso, quello di esserci persi per troppo tempo.

E ogni inverno, quando l’aria diventerà pungente e il cielo si farà troppo grande, aprirò la finestra.

Perché lui possa ancora respirare  insieme a tutti quelli che gli hanno voluto bene.

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