L’ULTIMO INVERNO DI
UN FRATELLO MAGGIORE
Ci sono
addii che arrivano in silenzio, come la neve quando cade di notte. Non fanno
rumore, non chiedono permesso. Si posano piano sulle cose che ami e, al
mattino, il mondo è cambiato.
Un fratello
maggiore dovrebbe essere il primo eroe.
Non quello perfetto delle storie, ma quello vero: con le tasche piene di sogni
sgualciti, le ginocchia sbucciate e una risata capace di far tremare le stanze.
Dovrebbe insegnare a non avere paura del buio, anche quando sei il primo a
sentirlo addosso.
Poi è
arrivato il tempo in cui le mani hanno iniziato a tremare.
La malattia
non ha bussato, ha sfondato la porta
come un vento freddo, portandosi via i suoi passi lunghi, la sua voce piena, i
progetti, restavo pensieroso ed immaginavo
di parlargli del mio futuro come si parla a un bambino: inventando colori che
non vedevo più.
C’erano sere
in cui ci pensavo, con quella nostalgia stanca che solo chi sta soffrendo
possiede. In quegli istanti, sembrava che il ricordo diventasse una cosa
semplice: stargli vicino, pur non potendo, come il tempo si ritirava, come il
mare quando lascia la riva.
Abbiamo
parlato poco alla fine, la vita a volte ci gioca brutti scherzi, e ti rendi
conto che la fine si vede negli occhi di chi smette di lottare contro il male.
L’aria era
fredda stanotte, ma lui ha respirato come se fosse primavera… per l’ultima
volta
“Così
ricorderò il profumo del mondo,” avrà pensato.
Avrei voluto
dirgli che il mondo, per un certo periodo, era lui. Che ogni mia strada iniziava
dal suono dei suoi passi davanti ai miei. Che senza di lui sarei stato sempre
un fratello minore, anche nel silenzio.
Se n’è
andato, e non c’è stato alcun rumore. Solo quella quiete irreale che resta dopo
una tempesta.
Ora vivo tra
i ricordi lontani, una frase lasciata a
metà, una fotografia che non osa sbiadire. E dentro di me cresce un sentimento
diverso, non più fatto di presenza, ma
di assenza luminosa immaginaria.
Perché un
fratello non muore davvero, resta sempre nel ricordo infantile di chi resta.
Diventa la
voce eterna quando tutto sembra finire.
Diventa il
coraggio che non sapevamo di avere.
Diventa, per
sempre, il nostro più grande errore mai commesso, quello di esserci persi per
troppo tempo.
E ogni
inverno, quando l’aria diventerà pungente e il cielo si farà troppo grande,
aprirò la finestra.
Perché lui
possa ancora respirare insieme a tutti
quelli che gli hanno voluto bene.
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