Matera Capitale

Il quotidiano

sabato 22 settembre 2018

Pietro Antonio Ferro artista di origini Ferrandinesi



Ennesimo articolo su Ferrandina



Pietro Antonio Ferro

le opere del primo decennio

II Parte

Si suppone che l’episodio dell’incendio possa riferirsi alla stessa chiesa della Consolazione, date le somiglianze di quest’ultima con l’edificio raffigurato nella tela, e paragona questo dipinto alla tela con l’Immacolata di Pomarico intravedendovi più d’una affinità. Innanzitutto la gamma cromatica rischiarata, modulata da lumeggiature date a tocchi di bianco, poi il S. Michele che, nella flessuosa sinuosità del contorno della figura, nel volto inclinato e nello scarto del braccio che impugna la spada, risulta del tutto affine all’Immacolata di Pomarico. Inoltre, il modello manieristico piramidale manifesta la volontà dell’artista di confrontarsi con quelli fiamminghi giunti in regione per soddisfare le esigenze della committenza provinciale più esigente. “È questa la via che imbocca il Ferro nel dipinto in esame. Alla chiarezza compositiva, sorretta da richiami zuccareschi, evidenti nella miracolosa apparizione della Vergine col bambino che evoca infatti il gruppo sacro di un disegno di Federico Zuccari conservato nel museo del Prado a Madrid s’innestano elementi del manierismo nordico, quali affiorano infatti nelle disarticolate figure dei due santi” . Per quanto riguarda gli affreschi, ridotti a pochi rovinati lacerati, di cui si intravede un ampio paesaggio con una scena di caccia che fa da quinta a due personaggi illeggibili in primo piano, mettendosi in parallelo con le invenzioni del pittore e incisore Antonio Tempesta ispirate alla natura. Tra le opere dei primi anni del Ferro andrebbero collocate, anche la Sacra Famiglia con i SS. Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, Chiara e Lorenzo, riveniente dalla cappella cimiteriale di Tricarico e attualmente conservata nel Palazzo Civico e il Trasporto di Cristo al Sepolcro nel Duomo di Tricarico. La composizione della Sacra Famiglia è virtualmente scandita in due parti da un asse mediano terminante in alto nei due puttini in volo abbracciati. A sinistra S. Giuseppe pensieroso, Maria assorta, il bambino irrequieto con S. Francesco, a destra il gruppo dei Santi inginocchiato in preghiera. Si mette in relazione questa tela con la stampa eseguita da Raphael Sadeler nel 1589 raffigurante la Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta e Giovanni Battista il cui inventore è Hans van Aachen. Per quanto riguarda il Trasporto al Sepolcro, si ritene che esso si ispiri al noto dipinto eseguito da Federico Barocci per la chiesa di Santa Croce a Senigallia tra il 1579 e il 1582, da cui furono poi tratte numerose incisioni, tra cui quella di Philippe Thomassin eseguita tra il 1589 e il 1590, sicuramente nota al nostro pittore. Si propone per entrambe le opere una datazione attorno al 1605. Datazione non accettata dalla Grelle e da Sabino Iusco che propendono invece per il 1607-8. Invero la tela con la Sacra Famiglia presenta a mio avviso un’aria nuova, evidente sicuramente nella partizione della composizione, orientata su un allargamento prospettico del campo visivo piuttosto che sull’adusato schema piramidale; inoltre le vesti dei personaggi, il tendaggio e gli stessi corpi tendono ad ondularsi, accartocciarsi, a movimentarsi, in nome di quella maniera arrovellata facente capo a Francesco Curia. Si propende quindi per un avanzamento di datazione attorno al 1608. Nel 1606 Pietro Antonio Ferro firma la Decollazione del Battista nella chiesa madre di Pietrapertosa. Novità assoluta questo dipinto in cui l’attenzione dello spettatore viene catturata, più che dal nerboruto boia col coltello insanguinato e la testa sul vassoio in primo piano, dai personaggi retrostanti che, posti su un differente piano prospettico, svolgono con tale naturalezza le loro quotidiane mansioni da prescindere dall’orrore della scena. Così quest’ultima, più che votata al tragico e quindi al didascalico, sembra essere null’altro che la puntuale, minuziosa, dettagliata rappresentazione di una scena di costume alla maniera del nostro Giovanni Todisco che tanto amava la quotidianità domestica. Nel mentre il boia consegna la testa del Battista all’ancella e il decapitato con il collo monco da cui sgorga sangue giace a terra, in secondo piano Erode, con uno sfarzoso costume orientale, gioca a carte con Erodiade, raffigurata nelle vesti di una raffinata gentildonna, mentre i paggi vivandieri servono in tavola e i musici allietano il banchetto. Sempre nel 1607 Ferro firma anche la Madonna con Bambino e i SS. Bartolomeo e Martino nella parrocchiale di Miglionico. Ancora una volta l’autore predilige il tradizionale schema piramidale, come mostra Maria assisa in alto su nubi che osserva con un mesto sorriso i due santi in basso. S. Bartolomeo, a sinistra, mostra con l’aiuto del piccolo fanciullo i simboli del suo martirio: il coltello e la pelle, mentre S. Martino, superbo nella sua splendente armatura e sullo splendido cavallo, è ritratto nel mentre compie l’atto di carità verso il povero. Non si esclude un rapporto con prototipi nordici ancora una volta mediati da stampe, come per esempio le due redazioni pittoriche del S. Martino e il povero eseguite da Joseph Heintz nel 1600. L’opera, se è improntata ad un impianto tradizionale dal punto di vista strutturale, presenta un’impaginazione compositiva nuova: nella presentazione delle figure di santi, entrambe affiancate da figure di supporto (il fanciullo e il povero), e nella rappresentazione di una di essa a cavallo, splendidamente sbozzato in posizione centrale. Il 1607 è anche l’anno del Martirio di S. Erasmo nel Duomo di Tricarico.


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