Matera Capitale

Il quotidiano

domenica 16 settembre 2018

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Ferrandina ancora protagonista

L'Articolo

CHIESA DELLA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE

Ferrandina

I Parte


Questa chiesetta, secondo la tradizione, sarebbe stata costruita agli inizi del 1500 per ospitare una comunità di Frati Minori Osservanti. Ufficialmente è citata per la prima volta in un documento del 1642 e nel 1666 è oggetto della visita del vicario del Vescovo di Matera Fabrizio Maffei che nella sua descrizione indica la presenza di quattro altari di cui solo due officiabili, quello maggiore e quello dedicato a Santa Maria di Loreto. L’edificio presenta una facciata a capanna sulla quale è presente un portale in pietra con stipiti modanati e architrave aggettante. Sul lato orientale si innalza un campaniletto a vela ed entrambi i muri laterali risultano rinforzati da contrafforti probabilmente realizzati a seguito di interventi di rimaneggiamento, che hanno determinato, tra l’altro, la sostituzione dell’originario tetto a capriate lignee con l’attuale volta in muratura. Questi interventi sono stati realizzati agli inizi del seicento, come riscontrabile nel dipinto attribuito a Pietro Antonio Ferro e datato al 1604 “Madonna col Bambino tra i SS. Andrea e Michele” in cui è rappresentata la Chiesa con i suoi contrafforti. Allo stesso periodo sono databili anche alcuni affreschi, parzialmente ancora visibili, e attribuibili al Ferro.

Pietro Antonio Ferro
le opere del primo decennio

Il primo decennio del Seicento, per Pietro Antonio Ferro, si apre all’insegna della tela con Immacolata e i SS. Francesco e Antonio, nella chiesa di S. Michele a Pomarico, di cui abbiamo l’atto di allogazione stipulato il 22 luglio del 1601 tra Pietro Antonio Ferro e i fratelli Giovanni Antonio e Giovanni Francesco Russo, che richiedevano tra l’altro la decorazione della loro cappella ad affresco . Il pittore si impegnava a consegnare tutto entro novembre dello stesso anno e che ciò sia avvenuto ce lo conferma la datazione sul retro della tavola relativa al dipinto. Questo, contenuto in una superba cornice lignea intagliata e dorata, presenta l’Immacolata sovrastata dall’Eterno, e circondata da un capriccioso turbinio di angeli, definiti dalla Grelle “scatenati e ronzanti”. In basso ella è affiancata, dalle figure inginocchiate di S. Francesco d’Assisi e Antonio da Padova, condotte con pennellate rapide ma efficaci nella resa espressiva dei tratti, accarezzati da guizzi fiammeggianti. La tela “colpisce soprattutto per la spiccata valenza didascalica del soggetto iconografico che propone il tipo di Immacolata elaborato in ambiente romano controriformato. I simboli mariani desunti dalle Litanie e costituenti gli attributi della Sulamita del Cantico dei Cantici sono presentati da irrequieti putti disposti a ghirlanda intorno alla Vergine. Ogni attributo è corredato dalla relativa didascalia e, quasi a precisare con maggior forza il tema sacro, al di sotto dell’Eterno corre l’iscrizione Tota pulchra es amica mea”. Ferro si ispirò per questo dipinto a prototipi incisori molto simili ad una stampa di Cornelis Cort edita a Roma nel 1567. Nello stesso anno, secondo la Barbone Pugliese, il pittore eseguirebbe l’Immacolata con due donatori nella chiesa dei Cappuccini a Ferrandina. La Vergine, in piedi al centro della tela poggiante sulla mezza luna bianca, volge il viso trasfigurato, in alto verso l’Eterno. Attorno alla sua figura, sullo sfondo cinereo di nubi tenebrose, trovano posto i simboli delle litanie e, in basso, i ritratti dei due committenti. Questi ultimi si impongono per la forte caratterizzazione psicologica, evidente del resto anche nel volto della Vergine, non bello e delicato, ma contrassegnato da occhiaie e da una smorfia di angoscia e di tristezza. Si denota in esso l’adesione del Ferro, nei primi anni della sua attività, al ceppo fiammingo che prediligeva appunto l’indagine psicologica attraverso il ritratto e l’intento fortemente didascalico della composizione incentrata sul tetro e sul tenebroso, mediante l’utilizzo delle diverse tonalità di grigio e di colori freddi: il bianco, l’azzurro, il verde. È dunque una fase di sperimentazione questa in cui il pittore denuncia alcune sgrammaticature formali o ingenuità stilistiche, evidenti per esempio nella rigidità del corpo della Madonna assimilabile ad un blocco statuario, o nella figura dell’Eterno, mero stralcio di repertorio, a cui fanno da contraltare i due splendidi puttini reggicorona. Per la Grelle l’opera risale a qualche anno più tardi rispetto alla datazione. Sempre a Ferrandina, nella cappella di Santa Maria della Consolazione, il pittore esegue secondo Nuccia Barbone Pugliese i dipinti murali e la tela con la Madonna con Bambino e i santi Andrea e Michele. Quest’ultima era originariamente collocata sul primo altare a destra, sovrastato da un’epigrafe recante la data 1604. Se ne desume che sia la tela che gli affreschi siano stati eseguiti attorno a tale data. Nella tela la Vergine, seduta in primo piano su un cumulo di nuvole, poggia su un edificio in fiamme da cui fuggono alcuni uomini, alla presenza dei Santi Andrea e Michele. Il dipinto rappresenterebbe il voto di un offerente, Andrea Lisanti, raffigurato ai piedi di S. Andrea, per un incendio scampato.

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