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mercoledì 11 luglio 2018

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Ancora FERRANDINA protagonista con la seconda parte dell'articolo sulla Chiesa Madre... Storia, Arte, Cultura...




CHIESA MADRE
SANTA MARIA DELLA CROCE
Ferrandina

Parte II

I lavori dovettero protrarsi a lungo se in un documento del 24 Luglio 1784 si ricorda che “per impedimento della fabbrica” il capitolo è costretto ad officiare nel coro del Cappellone del SS. Sacramento. Solo nel 1785 si cominciò a pensare di completare i restauri con le decorazioni in stucco del coro e della cupola, la cui commissione veniva affidata nel giugno di quello stesso anno a Giuseppe Tabacco di Milano. Ma dell’arredo settecentesco, con gli altari, le preziose suppellettili, gli affreschi dei dodici Apostoli dipinti sui pilastri delle navate, dettagliatamente descritto nella succitata fonte del 1756, oggi rimane ben poco. Infatti, gli interventi ottocenteschi, intrapresi dall’Arciprete Ruggero Lisanti subito dopo il terremoto del 1857, con la demolizione delle navate e delle volte nuovamente ricostruite, mutarono notevolmente l’aspetto interno della Chiesa. Una relazione, redatta dallo stesso Arciprete il 27 Giugno 1872 ci informa che l’appalto dei lavori veniva affidato a Serafino Sanni nel 1857 “con istrumento stipulato tra questi ed il Sindaco Pro-tempore. Senonchè non adempiendosi dall’appaltatore le stipulate condizioni, ad istanza del Sig. Arciprete R. Lisanti venne domandato lo scioglimento del Contratto, e l’opera della ricostruzione venne spinta innanzi in linea economica”. Infatti, avviati con i contributi del Clero e di alcuni devoti che si tassarono secondo le loro possibilità, i lavori dovettero procedere tra lentezze e difficoltà se in una lettera del 21 Giugno 1879, indirizzata al Regio Sub Economico di Acerenza, il Capitolo si lamenta per la mancanza di fondi, “nello stato attuale non trattasi di restauri di lieve momento, ma della riedificazione delle tre navate perollate dal terremoto del 1857, però l’opera è quasi al suo termine essendosi ricostruite le sopradette navate che ore si stanno decorando in stucco. Per lo stato in cui il tempio si trova occorrono ancora £. 4.000 per terminare lo stucco, 4.200 per il pavimento, per alcuni piccoli restauri allo stucco della crociera £ 300 (+ 600), in tutto occorrono £ 9.100 per terminare l’intero lavoro”. Un’epigrafe posta sull’arco della porta maggiore, con la data del 1887 ricorda l’opera dell’Arciprete Ruggero Lisanti. Appena dieci anni dopo, nel 1896, per opera del suo successore, D. Giuseppe Spirito, si completavano gli stucchi della crociera e si rifaceva il pavimento del presbiterio con la munifica elargizione della Sig.ra Giannoccari D’Arecca. Le vicende successive sono legate ad interventi di carattere statico, tra cui il più recente, terminato appena alcuni mesi fa, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche. La Chiesa presenta un interno a croce latina a tre navate con pilastri quadrangolari ed archi. Le navate laterali hanno cinque altari ciascuna, al centro della crociera si eleva una cupola su pennacchi, contraffortata lateralmente da un transetto a bracci contratti. Nella navata centrale, la trabeazione al disopra dei pilastri sorregge i grandi fasci di archi a botte schiacciata che dà movimento alla volta. Sopra ognuna delle arcate vi è una finestra arcuata e tale fila superiore di finestre si ripete sui lati perimetrali delle navate minori. Quest’ultima, seguendo un sistema di copertura barocco, se pure di nuova costruzione ottocentesca, presenta su ogni campata, cupolette ellittiche la cui disposizione, conformandosi a quella della cupola centrale, segue l’asse più corto della Chiesa. Entrando, attirano interesse una coppia di acquasantiere in pietra grigia del XVI secolo e la crociera spaziosissima e luminosa per le innumerevoli finestre della cupola, dell’abside e del transetto. L’abside circolare fa da sfondo all’altare maggiore in marmi policromi, posto in opera nel 1777, ai lati del coro sulle mensoline di due nicchie in stucco ricavate sulla parete, frontalmente disposte, le sculture in legno di Federico D’Aragona ed Isabella Del Balzo, fondatori della Chiesa, sugli altari del transetto due tele del Lanari raffiguranti rispettivamente la Resurrezione e il Rinvenimento della Croce. Sul lato destro del presbiterio vi è un locale di passaggio alla sacrestia. In questo vano, oggi disadorno (ed in origine esso stesso sacrestia) vi è la scala di accesso al campanile. L’interno della sacrestia di forma rettangolare, con volta a botte unghiata, è fornita di armadi, inginocchiatoi in severo e composto gusto ottocentesco. Attiguo alla sacrestia, sul lato sinistro, vi è l’antico oratorio del SS.Crocifisso. Citato per la prima volta nel 1737, l’oratorio (eretto dal Capitolo per commodo di celebrare quei sacerdoti che sono indisposti ed infermi) è ascrivibile al XVII secolo per la presenza di un affresco seicentesco della Crocifissione dipinto sulla parete destra del locale, oggi ad uso dei parrocchiani. Vi si accede attraverso un portale in pietra i cui stipiti ornati con motivi di trofei, maschere e figure umane dalle barbe fitoforme ricordano modelli di gusto rinascimentali prodotti in area locale. In questo ambito si collocano anche i rosoni e i tre portali di facciata, al centro il maggiore costituito da un arco a sesto pieno, affiancato da colonne scanalate e scolpite su basi parallelepipede ornate con testa di angeli. In alto una classica trabeazione a dentelli che sorregge il rilievo di una Adorazione della Croce. I portali laterali, pur semplificati, ne replicano i motivi ornamentali, le lesene sull’alto piedistallo con specchiatura decorata, l’architrave con fregio classico. All’angolo Sud-Ovest s’innesta la breve torre campanaria a base quadrata. Alta 29 metri, a tre ordini di piani separati da semplici cornici a listello. Il primo e il secondo sono aperti su ogni lato da una monofora, il terzo visibilmente rifatto, da arcate a pieno centro. Il profilo della copertura, che non è escluso fosse in origine cuspidato, risulta sicuramente alterato dopo i restauri ottocenteschi, se nella descrizione che ce ne dà l’Arciprete Lisanti, il campanile, prima del terremoto del 1857 risulta alto ben 139 palmi, cioè sei metri in più rispetto all’attuale. A proposito del Campanile, l’Arciprete Lisanti dice, “esiste il Campanile ed è a palmi 139 di altezza. E’ stato varie volte danneggiato dal fulmine, come pure dall’ultimo terremoto del 1857.

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