Matera Capitale

Il quotidiano

venerdì 14 giugno 2019

Ennesimo articolo a mia firma sul quotidiano Le Cronache Lucane



Il Prefetto di ferro...


STEFANO PIRRETTI 
IL PREFETTO DI FERRO

Nacque a Ferrandina il 28 Febbraio 1877, figlio di Rocco e di Maria Filomena Trifogli, nella sua casa di via Garibaldi nel centro storico dell’allora paesino Lucano, la sua prima educazione fu dettata da una famiglia molto agiata e quindi dotata di valori ferrei e rigidi, prerogative del tempo, in cui vigeva l’obbligo di formazione corretta e onesta, soprattutto in famiglie agiate, dove l’obbligo della cultura e dell’istruzione era fondamento principale per onorare e proseguire le origini storiche di dette famiglie. Non fu proprio tranquilla la sua infanzia, perde la mamma in età molto prematura, proseguendo la sua giovane vita senza l’affetto materno, che gli segnò tutto il suo tragitto sino ad età avanzata. La sua istruzione ebbe inizio grazie all’impegno dello zio paterno (Giuseppe) sacerdote molto dotato nella disciplina classica, che seppe dargli il giusto indirizzo, studiò latino e greco, letteratura italiana con metodo severo e con la necessaria importanza che la materia richiedeva, inculcandogli il rispetto, la dignità umana ed il sacrificio da dedicare al lavoro per affrontare la vita terrena. Continuò i suoi studi a Napoli, conseguendo la licenza di maturità Liceale, il 25 Giugno 1895, e la laurea in Giurisprudenza all’Università di Napoli nel 1899 all’età di 22 anni, superandola brillantemente. Raggiunta l’età di 25 anni, Stefano Pirretti convola a nozze con Margherita Trifogli, il 19 Aprile 1902, nobildonna di elevato livello sociale, figlia di Giovanni Battista Trifogli e di Laura De Leonardis grandi proprietari terrieri e borghesi Ferrandinesi. Il matrimonio portò alla nascita di 5 figli, di cui 3 maschi, Rocco, Luigi, Giuseppe, e due femmine, Maria e Laura. Il 18 Gennaio 1903 tramite concorso pubblico fece ingresso nell’amministrazione dello Stato, con incarico nel Ministero dell’Interno, tra gli anni 1910 e 1920 ebbe modo di distinguersi nell’operato, e di essere apprezzato al punto di ricoprire incarichi di sotto prefetto a Chioggia, Orvieto, Modica, Mortara, Vergato e Rimini, che successivamente gli portò a consolidare la sua carriera alla Prefettura di Catanzaro, Potenza, Perugia e Bologna. La sua brillante carriera in dette prefetture lo portò a riconoscenze e promozioni a Prefetto di Bergamo e di Aosta, ben voluto e rispettato per il suo buonsenso e per la sua umiltà. Nel 1929 dal mese di Luglio a Maggio dell’anno 1933 fu anche Prefetto di Sondrio, ma dulcis in fundo, per le sue attitudini e capacità speciali a rappresentare lo Stato determinarono, il 14 Settembre 1934 la nomina di Prefetto di 1° Classe della Città di Matera, appena elevata a provincia con Regio Decreto n°1 del 2 Gennaio 1927, nei primi sette anni di Provincia, Matera incominciò a delinearsi nello sviluppo economico e sociale, passando nell’arco di poco tempo da 18.357 abitanti nel 1921 a 20.163 nel 1931, nella costruzione di edifici amministrativi, la Provincia, il Palazzo del Governo, la Questura, le case popolari, costruzioni indicate nel periodo di “fase costituente” della nuova Città. L’insediamento del Prefetto Pirretti a Matera sembrò in primo luogo un po’ riduttivo, data la sua brillante carriera trascorsa, invece fu valorizzata maggiormente per la grande esperienza e capacità con cui furono gestite tutte le attività di sviluppo e slancio della nuova  provincia, con l’avvio di soluzioni urgenti a problemi infrastrutturali che la Città aveva bisogno. Per la sua costante culturale improntata sul rigoroso rispetto della legalità, il Prefetto Stefano Pirretti dava certezza della corretta attuazione delle disposizioni governative e dei programmi stabiliti, e per questo, diversamente dai suoi predecessori, la sua carica nella Città di Matera ebbe la durata di tutti i cinque anni stabiliti, dal 14 Settembre 1934 al 21 Agosto 1939. Oltre ad occuparsi della Città, Pirretti ebbe modo anche di operare nella provincia, a livello agricolo come anche artigiano, risolvendo in parte anche la disoccupazione del periodo, che vedeva la provincia abbastanza malandata, nota fu la famosa “Bonifica integrale” impiantata soprattutto nel Metapontino. La sua vita privata, comunque, fu sempre tenuta riservata agli occhi degli estranei, ma è pur sempre trapelato che il suo comportamento in famiglia fu discreto, rispettoso e attento alla esigenze, anche se molto refrattario a dimostrazioni di affetto, ma quando richiesto, assumeva toni rigorsi al suo stile di vita, ebbe molte vote a punire il figlio Beppe, per comportamenti poco rispettosi verso il prossimo, è anche noto che tutte le volte che si recava a Ferrandina, in visita privata ai suoi familiari, obbligava il suo autista a svuotare il serbatoio dell’auto dal carburante ministriale, per poi riempirlo a proprie spese, in occasione del matrimonio della propria figlia Maria invece, nel 1936, vietò di ricevere doni per non creare scambi di favori e per scoraggiare la gente che avrebbe potuto sperare in trattamenti di favore da parte del Prefetto, non partecipava nemmeno a manifestazioni ufficiali, o meglio cercava di ridurle al minimo indispensabile per non dare troppo adito a pettegolezzi. Purtroppo anche per il Prefetto Pirretti arrivarono tempi duri, di scontro, soprattutto quando la politica cominciò a prendere potere nelle istituzioni governative, ed essendo Lui, uomo di Stato e solo per lo Stato, non accettò mai l’attività politica di accordi interpersonali, di favoritismi e preferenze di partito, e quando Mussolini venne in visita a Matera, durante una discussione con il Prefetto Pirretti, ebbe a dire che la popolazione doveva essere informata e preparata alla prossima guerra, il Prefetto dimostrando un parere diverso da quello del Duce, per la sua sincerità e lealtà, si guadagnò molti complimenti per il suo operato nella Città ed in tutta la provincia, ma anche di intralcio per i futuri programmi fascisti, e quindi esentato dall’incarico per mitivi di servizio dalle alte sfere Romane, e avendo anche superato il trentacinquesimo anno di servizio, fu collocato a riposo, dopo aver ricevuto onorificenze di Cavaliere di Gran Croce d’Italia, Commendatore dell’Ordine Mauriziano, Commendatore dell’Ordine Equestre di Sant’Agata e dopo un lungo e costante impegno al servizio dello Stato, ma nonostante tutto ciò, pur essendo stato messo a riposo, accettò l’incarico di Commissario Straordinario degli Ospedali Riuniti di Trieste, dove ben presto i figli vollero allontanarlo per il pericolo di cattura da parte di fascisti Tedeschi e per paura di essere arrestato e condotto nelle Foibe, portandolo con loro a San Giorgio a Cremano, dove potè continuare la sua vita da pensionato tranquillo ma sempre tenace e per niente scalfito da anni di feroce guerra. Il suo ultimo periodo di vita, Stefano Pirretti, lo dedicò completamente alla famiglia, i figli ormai dislocati in tutto il territorio Nazionale lo impegnavano in gran parte, i suoi ricordi fatti di successi, riconoscimenti ed onorificienze lo accompagnarono fino alla fine dei suoi giorni, ed il 22 Novembre 1965 ebbe il suo epilogo a San Giorgio a Cremano (Napoli) dove con cristiana compostezza, si consegnò all’eternità.  
                                                       

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