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Il quotidiano

sabato 16 febbraio 2019

Nuovo articolo sul quotidiano (Roma) Le Cronache Lucane


Palazzo Lisanti - Rigirone





PALAZZI GENTILIZI DI FERRANDINA
PALAZZO LISANTI

Nel XVIII secolo Ferrandina assiste alla nascita di un nuovo ceto sociale, la borghesia, ed al consolidarsi della classe nobiliare, dovuta sia al tramonto del vecchio sistema feudale che alla crescente prosperità economica indotta dalle fiorenti attività agricole, tra cui si segnala la coltivazione dell’ulivo (un censimento ottocentesco riferisce la presenza di 42 trappeti) e la lavorazione della lana e della bambagia. Si verifica quindi una notevole espansione urbanistica, a valle del nucleo cinquecentesco, secondo un sistema viario oganizzato in rettifili adagiati alla morfologia del suolo, mediante un impianto terrazzato con larghe strade fiancheggiate dai tipici caseggiati allineati a schiera (comunemente dette casedde) costituenti un tessuto edilizio abbastanza omogeneo e compatto, dal quale spiccano i palazzi padronali, simbolo del nouvo potere economico e del livello sociale. Il Gaudioso, descrive Ferrandina come una delle più grandi e popolate Città della Provincia ascendendo il numero di cittadini a 5.000 circa… il sistema viario urbano non è ancora ben organizzato anche se cominciano a prendere corpo alcuni assi stradali ben definiti quali strade della Piazza (1767), dell’orologio (1763-1771), della Giudea (1773), mentre la città viene suddivisa in contrade e si arricchisce di nuove aree urbane. Nell’ambito della contrada Le Coste, frazionata nella contrada delle Vascere, del Ciriglio (1783), e della Piazzola, dal basso profilo delle unità minime abitative (casedde) che caratterizzano il tessuto edilizio, sostanzialmente omogeneo e compatto, emergono due grandi episodi di architettura civile padronale o gentilizia, quali il Palazzo Scorpione in alto, il Palazzo Lisanti a valle, posto quest’ultimo nei pressi del cinquecentesco complesso monastico dei Domenicani, passato poi sotto il titolo Chiesa del Purgatorio. L’analisi dei caratteri costruttivi e stilistici di Palazzo Lisanti consente di poter collocare la fondazione dell’immobile alla seconda metà del ‘700, in relazione all’origine dell’urbanizzazione del Rione Ciriglio, avvenuta sin dal 1783. La lettura dell’impianto tipologico del Palazzo, apparecchiato in muratura di pietrame e laterizio legato da calce rivestito da intonaco, individua una forma planimerica rettangolare, intercluso fra le Vie F. Nullo e G. Pepe, presenta una successione di vari quadrangolari distribuiti lungo le facciate principali coperti prevalentemente da volte a padiglioni, al piano terreno del tipo lunettato, movimentate da decori in stucco al piano nobile. Sotto il profilo altimetrico, l’immobile collocato su pendio naturale del terreno, sviluppa a valle su Via G. Pepe tre livelli abitativi, e due livelli funzionali a monte, su Via F. Nullo, ove si colloca la maestosa sobria facciata principale, inquadrata da successione verticale di piatte lesene che s’innalzano a sostegno del cornicione di coronamento orizzontale, che inquadrano simmetricamente una serie di finestre al piano terreno e porte-finestre arricchite da cornici con balconi al piano nobile. In posizione decentrata si colloca il portale archivoltato d’ingresso realizzato in conci di pietra calcarea, inquadrato da elegante cornice baroccheggiante, riccamente scolpita e sagomata con volute e motivi floreali, che rappresenta il motivo decorativo emergente nella realtà architettonica della facciata principale. Al piano nobiliare quattro stanze risultano ingentilite da decorazioni pittoriche a tempera, raffiguranti momenti di vita locali, motivi geometrici policromi in stile pompeiano, ascrivibili al repertorio artistico romano, e paesaggi lucani di fattura tardo ottocentesco, collegate al repertorio artistico di scuola napoletana influenzate dalle scoperte archeologiche pompeiane, opera dell’artista calabrese Rocco Ferrari, chiamato a Ferrandina dalla nobildonna Antonietta Maselli di Rossano Calabro, per raffigurare scene della propria vita sentimentale e matrimoniale, che conferiscono all’immobile un carattere di spicco fra le residenze gentilizie locali. Nello specifico, per quanto attiene tali decori policromi dipinti a tempera sugli intradossi delle volte a padiglione delle aule al piano nobile, il Ferrari rivela accanto all’indole di piacevole decoratore la capacità di raggiungere effetti di verosimiglianza nella rappresentazione di momenti di svago della vita di una delle famiglie borghesi più in vista a Ferrandina, con la quale, probabilmente, era venuto in contatto in Calabria. Il personaggio centrale raffigurato in costume d’epoca, potrebbe essere individuato nella Baronessa Antonietta Maselli di Rossano Calabro, andata in moglie a Francesco Lisanti di Ferrandina proprio alla fine dell’800, epoca cui risale la decorazione. Si segnala, altresì, la decorazione dell’intradosso della volta della stanza degli sposi, ove sono raffigurati nei quattro specchi di padiglione, altrttante scene di paesaggio campestre illustrativi i momenti salienti del fidanzamento, del matrimonio e della maternità della citata nobildonna, andata giovanissima in sposa a F. Lisanti, già vedova a soli 27 anni agli inizi del ‘900. Nella medesima stanza è possibile notare la presenza di un dipinto ad olio tardo ottocentesco, raffigurante il mezzobusto della medesima nobildonna Calabra, deceduta negli ultimi anni ‘60 in Ferrandina. Particolare interesse riveste il ricco arredo storico artistico, fra cui si segnala un armadio-cappella lignea a due ante, di fattura baroccheggiante, decorato a tempera, che accoglie all’interno un altare sovrastato da tela ad olio coeva raffigurante la Vergine con bambino ed una bolla Papale di Benedetto XV, mobili lignei finemente lavorati provenienti da Roma e da Craco, probabilmente settecenteschi, due lauree antiche d’epoca borbonica, una datata 1743, ed un ricco corredo bibliografico, accatastato in un locale al 3° livello, in possesso all’attuale proprietario Sig. Andrea Rigirone.

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