Matera Capitale

Il quotidiano

giovedì 17 gennaio 2019

Ancora un articolo su Ferrandina


Le ricchezze Ferrandinesi continuano...

EX FILANDA E CIMINIERA SCORPIONE

di Enzo Scasciamacchia

Il compendio architettonico denominato ex “Filanda e ciminiera Scorpione”, si colloca al margine nord del centro abitato, originariamente immerso nella campagna, da esso distante circa un chilometro, ed inglobato nel tessuto edilizio successivamente all’espansione urbana degli ultimi cinquant’anni. Fondato verso la metà del secolo XIX da Antonio Scorpione, nato nell’omonimo palazzo nel 1835, ubicato nel centro storico, ed ivi deceduto nel 1900, discendente da una nobile famiglia, trasferitasi dal vicino casale di Uggiano nella nascente Ferrandina dopo il terremoto del 1456, l’immobile rappresenta una delle prime e più qualificate espressioni di archeologia industriale nella Basilicata. L’importanza storica deriva dall’essere stato, in ambito regionale, fra i primi insediamenti civili ad essere alimentato ad energia elettrica in un periodo sicuramente antecedente l’inaugurazione dell’impianto elettrico, realizzato dal medesimo Antonio Scorpione verso la fine dell’ottocento. Le molteplici attività produttive connesse alla lavorazione e trasformazione delle materie prime agricole, provenienti dal territorio, quali il grano, l’ulivo e la canapa, nei locali destinati a mulino, frantoio e filanda, vengono dimesse all’inizio degli anni ’60 dell’ultimo secolo. La nascita del polo produttivo, si collega in primo luogo ai progressi di agricoltura della coltivazione dell’ulivo, quindi del grano e della canapa, in base alla disponibilità di nuovi terreni a seguito dei processi di disboscamento del territorio ed avviene nel periodo caratterizzato dalla cosiddetta “rivoluzione industriale” che superando antiche e lente tecniche di lavorazione delle materie prime, imprime un’accelerata al processo produttivo di lavorazione mediante l’utilizzo di macchinari a vapore per generare energia elettrica. Il luogo prescelto a metà ‘800, sito in zona periferica all’allora centro urbano, collegato a questo da strada carrabile, si caratterizza morfologicamente da declivio collinare geologicamente composto da banchi di sabbia cementata di facile escavazione, dove molto probabilmente preesistevano cavità grottali artificiali (sgrottamenti) che vengono inglobate e quindi connesse alle aule del nuovo fabbricato, addossato al declivio naturale. Le parti ricavate in grotta si sviluppano al di sotto delle particelle catastali n° 851-852-853-854-855, riportate al NCT come terreno incolto produttivo. Il nuovo corpo di fabbrica, attestato lungo l’attuale Via Lanzillotti, sotto il profilo tipologico si compone essenzialmente da cinque ampie aule rettangolari, in parte ricavate in grotta e parte fabbricato sub-divo, alternte a piccoli vani. Sul versante laterale occidentale si colloca un piccolo vano utilizzato quale caldaia sormontato da alta ciminiera ad impianto quadrato apparecchiata con laterizi, per lo scarico dei fumi di combustione prodotti che sovrasta e caratterizza la scena urbana circostante. La cartina muraria della facciata principale è caratterizzata strutturalmente dai filari di laterizi intercalati da corsi regolari di conci lapidei o ciottoli di fiume scialbati da latte di calce nella quale si aprono, in corrispondenza delle aule retrostanti, portali archivoltati e finestre ornate, quest’ultime, da modanature lapidee semplici. La copertura è assicurata da una serie di doppie falde ricoperte da manto di coppi, mentre la pavimentazione interna originaria era in formelle di cotto locale. All’interno di un’aula, inizialmente destinata a frantoio oleario, è possibile notare la presenza di un residuo sistema di travature in legno di castagno, cui si collega una ruota metallica dentellata, alla quale si innesta un albero legato a due macine in pietra ruotanti entro una vasca per la spremitura delle olive. La caldaia a vapore, alimentata con i prodotti degli scarti della lavorazione delle materie prime (sansa ecc.) generava l’energia elettrica utile per il funzionamento dei macchinari dell’azienda, immettendo i fumi nell’atmosfera tramite alta ciminiera, che conferisce il toponimo al compendio strutturale. 



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