FERRANDINA,
TRA STORIA E MISTERO
LE
LEGGENDE CHE ABITANO I SUOI CALANCHI

C’è
una Ferrandina che vive nei documenti storici, nelle pietre delle chiese e
nelle cronache ufficiali. E poi c’è un’altra Ferrandina, più silenziosa e
affascinante, che sopravvive nei racconti popolari, tramandati di generazione
in generazione. È la Ferrandina delle leggende, dei misteri notturni e delle
credenze antiche, profondamente legate al paesaggio dei calanchi e alla vita
contadina.
Secondo la
tradizione orale, il paese sarebbe sorto sulle rovine di un antico insediamento
distrutto da guerre e malattie chiamato “Obelanum”. I superstiti avrebbero
scelto l’attuale colle perché ritenuto un luogo sicuro, quasi benedetto,
protetto dall’alto e difficilmente espugnabile denominandola “Troilia”. Una
scelta che, nel racconto popolare, non sarebbe stata casuale ma guidata da una
sorta di volontà divina.
Tra le leggende
più suggestive spiccano quelle legate alle “janare”, le streghe della
tradizione lucana. Si dice che si aggirassero di notte tra i calanchi, sospinte
dal vento, approfittando dell’oscurità per entrare nelle case attraverso le
fessure di porte e finestre. Per difendersi, gli abitanti usavano antichi
rimedi: scope rovesciate, manciate di sale o preghiere sussurrate prima di
dormire. I calanchi stessi, con le loro forme spoglie e quasi lunari, erano
considerati il loro rifugio naturale.
Forte è anche il
legame tra Ferrandina e la devozione religiosa. Una leggenda molto sentita
racconta di un intervento miracoloso della Madonna, che avrebbe protetto il
paese da una grave minaccia, una carestia, un’invasione o un disastro naturale.
L’apparizione luminosa dell’immagine sacra avrebbe rassicurato la popolazione e
allontanato il pericolo, rafforzando una fede che ancora oggi è parte
integrante dell’identità locale.
Non
mancano i racconti legati al periodo del brigantaggio, con il noto brigante
Ferrandinese “Vincenzo Mastronardi” detto “Staccone” ufficiale della brigata di
Carmine Crocco comandante dei briganti Lucani. Le campagne attorno al paese, un
tempo impervie e difficili da controllare, sarebbero state nascondiglio di detti
briganti e che vi avrebbero sepolto tesori mai ritrovati. Secondo la leggenda,
questi bottini sarebbero protetti da maledizioni, pronte a colpire chiunque li
cerchi per semplice avidità.
Infine, c’è il
vento. Nelle notti più tempestose, tra i vicoli del centro storico, alcuni
giurano di sentire lamenti lontani. Sarebbero le voci di anime senza pace,
legate a morti avvenute durante epidemie, guerre o migrazioni forzate.
Leggende, certo.
Ma anche frammenti di memoria collettiva, che raccontano paure, speranze e
valori di una comunità. Perché a Ferrandina, come in molti borghi della
Basilicata, il confine tra storia e mito resta sottile… e proprio per questo,
continua ad affascinare.